Dopo il Jobs Act e l’abolizione dell’articolo 18, ora si vorrebbe limitare fortemente il diritto di sciopero. Pietro Ichino ha presentato un ddl per impedire l’astensione dal lavoro se aderisce meno del 50% dei dipendenti. Alleva: “Si vuole espropriare il lavoratore del diritto di sciopero”.

Chi pensava che l’accanimento della maggioranza di governo nei confronti dei lavoratori si fosse esaurita col Jobs Act dovrà ricredersi. Dopo gli scioperi di Alitalia e Pompei, infatti, si fa strada un ddl che vorrebbe limitare fortemente il diritto di sciopero. A presentarlo (non è una sorpresa) è Pietro Ichino, che ha sottoposto un piano al Consiglio dei Ministri.
Le nuove regole prevederebbero che lo sciopero possa essere proclamato solo da sindacati che rappresentano la maggioranza dei lavoratori o, qualora fosse proclamato da un sindacato minore, che si tenga un referendum approvato dal 50% più uno dei lavoratori.

Le ripercussioni sui sindacati di base e più in generale sui piccoli sindacati sono evidenti, al punto da rappresentare quasi certamente un’abolizione del diritto ad indire uno sciopero. Più in generale, si tratterebbe della “espropriazione del diritto di sciopero che la Costituzione attribuisce al singolo lavoratore“. A spiegarlo ai nostri microfoni è il giuslavorista Piegiovanni Alleva, per il quale la proposta di Ichino non è per nulla nuova.

“La Costituzione, per via della definizione della Corte costituzionale, dice che il diritto di sciopero appartiene ai singoli lavoratori – spiega Alleva – Attiene di più al diritto di manifestare la propria idea ed è per questo che in Italia è consentito lo sciopero di solidarietà o politico, che ai datori di lavoro non chiede nulla”.
Per il giuslavorista, la legge che tutela altri cittadini e i servizi essenziali è già sufficiente e restrittiva e metterci mano risponde solo a logiche repressive. “Si vuole dare la possibilità solo a sindacati maggioritari e ciò per rispondere a richieste del padronato. È Marchionne che ha interesse che ad avere il diritto di proclamare sciopero sia solo un grande sindacato, magari amico”.

Nel contesto attuale, inoltre, il diritto di sciopero viene limitato anche dalla ricattabilità dei lavoratori, attraverso la precarietà e il Jobs Act. “Il lavoratore – continua Alleva – si espone nel medio periodo. Subito no perché sarebbe discriminatorio, ma nel medio periodo scatterebbe il licenziamento ingiustificato, risolvibile con quattro soldi”.
“È proprio un capolavoro – conclude il giuslavorista – quello che ha fatto Renzi grazie all’apporto dei falsi intellettuali della falsa sinistra”.