Venerdì 12 aprile nella Sala Alfonso I d’Este del Comune di Ferrara ANPI, con la collaborazione dell’Istituto di Storia Contemporanea e del Museo del Risorgimento e della Resistenza, ha presentato Io sono l’ultimo. Lettere di partigiani italiani, curato da Stefano Faure, Giacomo Papi e Andrea Liparoto e pubblicato da Einaudi.

Mancano ormai pochi giorni al 25 aprile, Festa della Liberazione, e a Ferrara si comincia già a festeggiare perché, come ha affermato il Presidente del Comitato Provinciale dell’ANPI Daniele Civolani, questa ricorrenza non deve essere soltanto “un momento per tornare indietro con la memoria ma anche una giornata di speranza”. E una delle prime iniziative è proprio con la presentazione di un volume che, a sessant’anni da Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana, raccoglie i ricordi dei sopravvissuti, degli ultimi testimoni viventi della guerra di Liberazione. Quello un’antologia di lettere aventi quasi la funzione di testamenti spirituali, questo un’autobiografia collettiva, un affresco delicato dal quale emerge “una forte dimensione umana” che, come afferma Andrea Liparoto (uno dei curatori e responsabile comunicazione Anpi Nazionale), lo contraddistingue rispetto al resto della memorialistica sulla lotta partigiana.

Un progetto nato quando il giornalista Giacomo Papi, dopo aver intervistato Anita Malavasi “Laila”, chiede all’ANPI di collaborare alla raccolta di racconti degli ultimi protagonisti viventi della Resistenza. E questi giovani novantenni non si sono tirati indietro, con un senso di responsabilità mai sopito, hanno fatto ancora una volta, per alcuni di loro l’ultima, ciò che ritenevano il loro dovere. I Comitati Provinciali hanno inviato centinaia di racconti, scritti a mano in molti casi, in cui erano racchiuse la forza e l’autenticità di una testimonianza di ciò che è stato fino in fondo vita, ma anche coraggio di scegliere di rischiarla per i valori della democrazia, della libertà, della giustizia.

Il titolo Io sono l’ultimo è stato suggerito proprio da uno di questi racconti, quello del fiorentino Marcello Masini, classe 1925, nome di battaglia Catullo che, invitato a parlare di Resistenza ai ragazzi delle scuole, dice: «Guardate, sono rimasto solo io. Allora diventano ancora più interessati. Io sono l’ultimo». Ma è anche una provocazione: la denuncia del rischio che non ci sia più nessuno disposto a lottare per quegli ideali e per la difesa della Costituzione che li incarna. Per questo il ricordo della guerra di Liberazione diventa una lente attraverso cui interpretare l’Italia di oggi e, soprattutto, molte testimonianze si rivolgono direttamente ai nipoti, alle ragazze e ai ragazzi di oggi, secondo Liparoto “così avidi di esempi limpidi e onesti”, trasformando il libro in un messaggio corale che arriva dal passato per parlare al presente.

Federica Pezzoli

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