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Nuovo episodio di violenza razzista ai danni dei migranti nel quartiere romano di Tor Sapienza. Ieri sera, dopo un corteo dei residenti, una cinquantina di persone ha tentato l’assalto a un centro d’accoglienza per migranti. Soltanto l’interposizione della polizia ha evitato che il centro fosse assalito. Lanciate bombe carta e incendiati cassonetti.

Poteva finire davvero male, ieri, a Tor Sapienza dopo che alcuni individui hanno tentato l’assalto a un centro d’accoglienza per migranti, da tempo al centro delle proteste dei residenti. Dopo un corteo composto da circa 200 abitanti del luogo, nella tarda serata, un gruppo (secondo alcuni circa 50) di individui ha messo in scena un tentativo di assalto al centro d’accoglienza, dando fuoco ai cassonetti della spazzatura e usando bombe carta anche contro la polizia, intervenuta per evitare che gli assalitori entrassero nel centro.

Non è la prima volta che i quartiere sale all’onore delle cronache per le rivolte anti-migranti. Appena poche ore prima, la notte precedente, un fitto lancio di oggetti era stato indirizzato verso la struttura. La scintilla che aveva fatto esplodere la rabbia dei residenti era stato il tentativo di stupro subito da una ragazzina da parte di alcuni stranieri. Lo stupro tentato, però, non risulterebbe ancora denunciato. Più in generale, fanno sapere da un comitato appositamente formatosi, gli abitanti lamentano l’aumento di furti e rapine che hanno causato un aumento dell’insicurezza e, de facto, una sorta di coprifuoco.

Quello che da più parti si fa notare è che Tor Sapienza è un territorio abbandonato, dove si sta mettendo in atto una sorta di convivenza forzata incontrollata che rende difficile la situazione per i migranti e aumenta la percezione di abbandono dei residenti. Nessun tentativo, questa la sensazione che si ha, è stato fatto per avviare un processo di integrazione, come d’altronde, succede in altri quartieri romani come Corcolle. In un contesto come questo, dicono i più addentro alle dinamiche delle periferie romane, l’estrema destra sta avendo gioco facile nel dirigere la rabbia e la frustrazione contro i migranti. La conseguenza è che anche chi non si richiama apertamente ai valori dell’estrema destra, comincia, perso il pudore democratico di un tempo, ad utilizzarne il linguaggio quasi come fosse un simbolo di liberazione. Succede così che, in un periferia abbandonata volutamente dalle istituzioni, lontana dalla vetrina che è il centro storico, la situazione, tra nuova povertà, integrazione negata e convivenza forzata e non organizzata, diventi sempre più esplosiva. A rasserenare gli animi, la notizia è appena giunta, arriverà Matteo Salvini della Lega Nord, chiamato, a suo dire, dai residenti evidentemente per le sue doti riconosciute di mediazione.