In occasione del secolare anniversario dalla fine della stagione divisionista (1919-1920), nella magnifica cornice del Castello Visconteo a Novara è allestita la mostra “Divisionismo. La rivoluzione della luce”, che ha l’ambizione di essere la più importante mostra degli ultimi anni dedicata al Divisionismo, movimento considerato prima avanguardia in Italia.

Promossa e organizzata dal Comune di Novara, dalla Fondazione Castello Visconteo e dall’Associazione Mets Percorsi d’arte, inaugurata il 23 novembre 2019, resterà aperta sino al 5 aprile 2020.
La curatela è della nota studiosa Annie-Paule Quinsac, tra i primi storici dell’arte ad essersi dedicata al Divisionismo, esperta in particolare di Giovanni Segantini – figura che ha dominato l’arte europea dagli anni Novanta alla Prima guerra mondiale –, di Carlo Fornara e di Vittore Grubicy de Dragon.

Divisionismo: una riflessione sulla luce

Per la pittura italiana della fine del XIX secolo, il Divisionismo è stato il primo, fondamentale e rivoluzionario movimento artistico di respiro europeo, strumento di irreversibile superamento della pittura storico-naturalistica ancora dominante alle grandi esposizioni nazionali e internazionali. Una stagione feconda dell’arte italiana a cavallo dei due secoli, caratterizzata da una spiccata audacia espressiva, favorita dalla commercializzazione dei colori industriali e dall’introduzione di pigmenti fino allora sconosciuti.

Le ricerche scientifiche sulla resa della luce solare del pieno giorno attraverso il colore, sui colori puri e complementari, sulla fisiologia dell’occhio umano e sulla percezione della visione da parte dell’occhio, hanno fornito una strumentazione tecnica che gli artisti hanno immediatamente tradotto in un nuovo stile. La novità tecnica più nota riguarda la miscelazione del colore: non più sulla tavolozza, ma applicato puro sulla tela, permettendo ai colori di “dialogare” tra loro con effetti di armonia o dissonanza.

Alla base di questa fondazione scientifica dell’opera pittorica, una fede romantica e positivista accomunava tutti gli artisti: la scienza come “ancella dell’arte”, capace di attuare l’idea in modo pregnante, affinchè anche i senza cultura specifica potessero “entrare” nel dipinto e coglierne le profonde valenze. Del resto, Vittore Grubicy nel saggio Giovanni Segantini e la portata sociale della tecnica divisionista, parla di “visualizzazione pressoché reale della oggettività” al punto che la pennellata divisa “rende talmente evidenti le singole proprietà […] che basta un minimo d’attenzione intellettiva perché la superficie piana della tela abbia a convertirsi all’occhio del riguardante il più analfabeta dell’arte nella visione approfondita e ingrandita della realtà”.

Perché Novara?

Novara è stata scelta per la sua posizione geografica, la vicinanza al Monferrato, a Volpedo di Giuseppe Pellizza, i cui paesaggi montani e lacustri sono una fonte iconografica imprescindibile per i rappresentanti del divisionismo lombardo-piemontese. In più, dopo la decennale ristrutturazione del magnifico Castello visconteo, il primo piano è adibito esclusivamente a mostre, rendendo così possibile sviluppare l’itinerario espositivo lungo otto sale, alternando scenograficamente gli ambienti più angusti ai monumentali. Inoltre, la città stessa è stata pretesto per la riscoperta di alcuni aspetti del divisionismo legati al passato del territorio e dintorni, oggi quasi dimenticati.

Un veloce excursus storico ricorda che il divisionismo nasce a Milano e si sviluppa nel nord Italia, grazie soprattutto al sostegno di Vittore Grubicy de Dragon, mercante d’arte, critico, pubblicista e a sua volta pittore, che con il fratello Alberto gestisce a partire del 1876 una galleria d’arte a Milano. Ai due si deve la visibilità globale, ma effimera, ricevuta dalla corrente divisionista: effimera perché, se tale non fosse stata la pittura dei divisionisti, sarebbe oggi rappresentata nei musei esteri, mentre non lo è, tranne l’eccezione di Segantini, che s’era creato una propria rete indipendente, e opere di Pellizza, Morbelli, Previati, da contare sulle dita di una mano.

Presto il Divisionismo da Milano e dalla Lombardia si allarga al Piemonte: la pennellata divisa è destinata a diventare strumento privilegiato nella traduzione di una poetica della natura o di una messa a fuoco delle tematiche sociali. Solo Gaetano Previati, irriducibilmente antirealista sin dagli esordi, elabora una visione simbolista che scaturisce dal mito, da un’interpretazione visionaria della storia o dall’iconografia cristiana, agli antipodi di quella di Segantini, sempre legata alla radice naturalista di una percezione panica dell’alta quota.

La mostra allestita a Novara racconta questa storia attraverso i capolavori di 17 artisti, con 70 opere dislocate in 8 sale, evidenziando come il divisionismo è diventato accademismo, facendo della rivoluzione della luce una tecnica e una visione propria.

Sofia Marasca

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