Per Mariagrazia Contini, docente di Pedagogia all’Università di Bologna, il caso scoppiato a San Lazzaro sul divieto di utilizzo dei giochi in spazi pubblici in alcune fasce orarie rappresenta l’involuzione e l’invecchiamento della società. “Si tollerano il rumore e l’inquinamento delle auto e non i giochi di bambini”. E invita i cittadini aperti a farsi sentire contro gli intolleranti e a non delegare ai sindaci la soluzione delle controversie.

Fossero nati nelle nostre città, Cormac McCarthy e i fratelli Coen, rispettivamente autore del libro e del film “Non è un paese per vecchi“, avrebbero scelto di raccontare tutta un’altra storia. E forse i lavori che avrebbero fatto uscire avrebbero un titolo diametralmente opposto: “Non è un paese per giovani“.
Le polemiche scoppiate in merito all’ordinanza del Comune di San Lazzaro di Savena, che limita l’utilizzo dei giochi nei parchi pubblici in alcune fasce orarie e in attesa del responso dell’Arpa, ci dicono molte cose sulla convivenza nelle nostre città e sulla tolleranza che alcune categorie dimostrano nei confronti di altre.

Sulla vicenda abbiamo chiesto un parere a Mariagrazia Contini, docente di Pedagogia all’Università di Bologna. “Il caso – afferma ai nostri microfoni – mi ha fatto venire in mente una notizia che avevo letto tempo fa e che raccontava che in Giappone ci sono zone residenziali in cui le case costano poco perché vicine a centri educativi, scuole, eccetera”.
Per la pedagogista è un esempio eclatante di come i bambini e la loro vivacità vengano vissuti come un fastidio, mentre si sopporta molto di più il traffico e l’inquinamento causato, ad esempio, dalle automobili.

Per Contini, gli episodi di intolleranza di questo tipo ci dicono che la nostra società sta invecchiando ed involvendo e che l’individualismo ha raggiunto picchi tali da provare fastidio anche nei confronti di bambini che giocano.
“Mi ha colpito molto – afferma Contini – che in un’epoca di così scarsa partecipazione alla vita democratica, ci siano gruppi di persone che si mobilitano per presentare una diffida. Forse è il caso che i cittadini aperti tornino ad attivarsi per far sentire la loro voce e sostenere le Amministrazioni locali chiamate ad affrontare situazioni come queste”.

La pedagogista punta il dito anche verso i due pesi e le due misure che caratterizzano l’operato degli adulti: “Finché i figli o i nipoti sono i nostri, siamo pronti a difenderli e a garantire loro di poter esprimere la loro vivacità e il loro diritto al gioco, quando sono di altri invece danno fastidio”.
Allo stesso modo, osserva la professoressa, non ci si può lamentare se i bambini trascorrono ore davanti ai videogiochi e ad internet, quando non si consente loro di uscire e avere uno spazio in cui poter giocare liberamente.