L’imperativo categorico di restare a casa per prevenire il contagio da coronavirus pesa un po’ a tutti, ma a qualcuno pesa di più e si tratta di una delle categorie più fragili: i disabili.
La chiusura dei servizi diurni, la riduzione di altri servizi, lo stop alle attività ricreative e i divieti di contatti umani hanno un peso enorme sia sulle persone disabili stesse, il cui delicato equilibrio viene messo a rischio, sia sulle famiglie che subiscono il carico della gestione h24, sia sulle operatrici e gli operatori, che da un lato stanno facendo ferie forzate (centri diurni) e dall’altro continuano l’assistenza domiciliare con il rischio di contagio per sè e per utenti già di per sè fragili.

Disabili: la vita in quarantena

A raccontare ai nostri microfoni cosa significa per una persona non-autosufficiente o disabile e per la sua famiglia vivere in quarantena è Paolo Bartolomei dell’associazione Aias onlus.
I centri diurni hanno chiuso qualche giorno dopo le scuole – osserva Bartolomei – mentre sono rimasti aperti i centri residenziali. Il problema è che sono saltate tutte le attività collaterali, come portare i ragazzi al cinema o a mangiare una pizza, le occasioni di socializzazione che sono importanti”.

Senza i centri diurni le famiglie hanno un carico pesante per quanto riguarda il lavoro di cura e non tutte hanno a disposizione giardini o altri spazi per contenere il disagio. “Alcune famiglie sono composte solo da due persone – racconta Bartolomei – dalla madre e dal disabile e questa situazione è davvero pesante”.

Il servizio di assistenza domiciliare continua, ma ben prima dello scoppio dell’epidemia e delle rispettive restrizioni era già ridotta all’osso. Gli assistenti domiciliari effettuano le operazioni minime di igiene personale o aiuto con la spesa e le pulizie di casa.
“L’assistenza domiciliare ha due scopi – continua l’esponente di Aias – il primo è quello di dare un supporto nella vita quotidiana, il secondo è di riempire la giornata della persona”.

Le protezioni individuali di chi effettua questo servizio non sono arrivate subito ed operatrici e operatori vivono il dilemma del non rischiare di contagiare le persone che assistono, che già in molti casi hanno un sistema immunitario fragile.
“Per questo motivo – continua Bartolomei – molte persone hanno già rinunciato agli interventi domiciliari in questo periodo”.

Un fragile equilibrio e i tentativi di rimediare

In generale, la quarantena dettata dal coronavirus rischia di avere un impatto significativo sulle persone disabili e sulle loro famiglie, in particolare per ciò che riguarda il delicato equilibrio, sia con la malattia che all’interno della famiglia, che è stato costruito in anni di lavoro e che rischia di essere compromesso.
Aias in questo momento sta cercando di attrezzarsi, anche attraverso l’utilizzo della tecnologia, per fornire un supporto psicologico (che sia informatico o telefonico) che non è risolutivo, ma che aiuta le persone a sentirsi meno sole.

ASCOLTA L’INTERVISTA A PAOLO BARTOLOMEI: