Dopo quasi due anni di fermo nella commissione Giustizia del Senato, la legge potrebbe finalmente passare al vaglio di palazzo Madama. Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione Familiari delle Vittime, spera che i lavori si concludano entro maggio, e che il prossimo 2 Agosto il ddl possa già essere legge.

Potrebbe essere a portata di mano l’esame del Senato sulla legge che introduce il reato di depistaggio. Fino ad oggi esiste una serie di disposizioni che puniscono la condotta di chi intralcia la giustizia, ma non un reato specifico. Con la nuova legge, invece, diventerà possibile punire chiunque abbia l’obiettivo di sviare l’indagine, modifichi il corpo del reato, lo stato dei luoghi o delle cose o delle persone connessi al reato stesso. Una legge che in tal senso impedirà anche di alterare la veridicità di quanto stabilito nei processi. Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione Familiari delle Vittime, dichiara: “Anche se non sarà più possibile perseguire i depistaggi di 30 o 40 anni fa, chiunque oggi ritiri fuori la pista palestinese o altre false piste, potrà essere passibile di denuncia per depistaggio”.

Una legge che in questi giorni è tornata tristemente alla ribalta in riferimento al caso Regeni. “L’importanza di una legge sul depistaggio sembra ancora più importante oggi – prosegue Bolognesi – L’alternarsi di versioni ufficiali, ufficiose, smentite, gente che ritratta e false testimonianze che circondano la tragica scomparsa di Giulio Regeni, sono identiche a quelle cui abbiamo assistito in Italia negli anni ’70 e ’80“.

L’opinione pubblica, indignata per la mancanza di giustizia in Egitto, dovrà anche fare i conti col proprio passato e le proprie zone d’ombra. “La verità fino in fondo va cercata per Giulio Regeni, come per quanto riguarda le stragi. Non possiamo chiedere la verità all’Egitto e accettare mezze verità per le stragi”, commenta Bolognesi a questo proposito.

Il ddl sul reato di depistaggio non trova ancora quel sostegno bipartisan sperato. Nel corso di quest’anno di studio da parte della commissione Giustizia, c’è persino chi ha parlato dell’introduzione del reato di depistagtgio come di una “clava ideologica”. Bolognesi ricorda che il fronte di chi non vuole che la verità venga completamente stabilita è ancora ampio: “In questo senso – dichiara – La legge ha dovuto andare contro la paura di chi consapevole di diffondere falsità, sa che potrà essere perseguito quando questa entrerà in vigore”.

Gabriele Amadori

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