Crescono molto velocemente in tutta Italia i casi di positività al Covid-19. La cosiddetta seconda ondata ieri ha fatto segnalare 11705 nuovi positivi e 69 decessi. In Emilia Romagna ieri erano 526 i nuovi positivi, di cui 220 asintomatici e 6 decessi. Tra questi, Bologna guida la triste classifica dei nuovi positivi, con 115 casi, di cui 90 sintomatici.
Per avere il polso della situazione nella nostra città abbiamo intervistato Giovanni Gordini, direttore del Dipartimento di emergenza dell’Ausl di Bologna.

Ospedale Covid, casi in aumento ma meno gravi

“A Bologna sono in aumento sia i casi di contagio, sia i pazienti ricoverati – racconta Gordini – Certamente i casi non sono né così numerosi né così gravi come in primavera. Sono di meno quelli in terapia intensiva e, anche tra quelli che sono in terapia intensiva, sono di meno quelli molto gravi, gli intubati, però sono in aumento”.
Gordini conferma che l’età media si è abbassata e a Bologna ci sono stati un paio di pazienti gravi sotto i trent’anni, ma il problema rimane quello dei grandi anziani per i quali le polmoniti, che siano da Covid o altri germi, sono molto difficili da trattare.

La sanità bolognese (e non solo) in questi mesi ha dovuto rivoluzionarsi e passi in avanti sono stati fatti su diversi fronti. Anzitutto quello della cura. “Ciò che come cura si è andato sviluppando in questi mesi, comunque viene messa in atto prima – osserva il direttore dell’emergenza bolognese – A fine febbraio e a inizio marzo i pazienti non venivano colti nella loro gravità, si lasciavano a casa e si diceva loro di venire dopo qualche giorno, adesso per fortuna e per scelta non è così. I pazienti arrivano prima all’osservazione dei sanitari. In più alcune cure si sono sviluppate, alcuni farmaci oggi si usano con risultati migliori, ma soprattutto tutto avviene più precocemente”.

Quanto al fabbisogno di posti letto nelle terapie intensive e di personale, Gordini riferisce che è in adeguamento alle necessità che stanno crescendo. “Le necessità di adesso non solo quelle di due settimane fa – osserva il primario – Tutti noi speriamo che le necessità delle prossime due settimane fa non siano con una curva che aumenta così com’è aumentata nelle ultime due. I comportamenti collettivi devono essere quelli che rallentano la crescita e che possibilmente la appiattiscono o addirittura la facciano calare. Sappiamo che questo è impossibile che avvenga almeno nei prossimi 15-20 giorni. Abbiamo risorse aggiuntive da poter dedicare anche alle terapie intesive, reclutando personale in modo da efficientare al massimo il sistema. È già stato reclutato in modo importante personale aggiuntivo, ma sappiamo che ci sono alcune difficoltà”.

La difficoltà maggiore riguarda i medici specializzati, perché le scuole ne sfornano pochi. Probabilmente ora si sbloccherà la possibilità di utilizzare specializzandi all’interno del mondo del lavoro. “Sono problemi noti da tempo e purtroppo frutto di una programmazione poco lungimirante”, osserva il direttore.

L’appello alla responsabilità collettiva

Quello dei comportamenti è un tasto su cui Gordini interviene più volte nel corso dell’intervista. Anzitutto richiamando le tre regole da seguire: l’uso della mascherina, il lavaggio delle mani e il distanziamento fisico.
Molto della tenuta del sistema sanitario, però, dipende dalla responsabilità collettiva della cittadinanza. “Non dico che tutto dipende dai cittadini – sottolinea – Noi abbiamo il nostro da fare, cerchiamo di farlo al meglio e ci saranno stati sicuramente degli errori e ci adeguiamo, ma è importante che ognuno freni ogni comportamento che non sia il più rigorosamente vicino alle regole fondamentali, perché altrimenti lo paghiamo tutti”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIOVANNI GORDINI:

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