Il premier Giuseppe Conte sembra essersi convinto che la strada da seguire è quella della discontinuità. E la discontinuità starebbe in due provvedimenti di cui ha parlato nei giorni scorsi. Da un lato il mancato rinnovo di Quota 100 per le pensioni, dall’altro l’intervento sui Decreti Sicurezza di Matteo Salvini. Su quest’ultimo fronte pesa la posizione del Partito Democratico, che dopo aver prestato fedeltà agli alleati del M5S nel referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, attraverso le dichiarazioni del segretario Nicola Zingaretti ha espressamente richiesto la revisione delle leggi che portano la firma del leader leghista.
La stessa ministra degli Interni Luciana Lamorgese ha annunciato che le modifiche saranno oggetto di discussione in un prossimo Consiglio dei ministri e le bozze che stanno circolando fanno ben sperare.

Decreti Sicurezza, la bozza delle modifiche

Nelle dichiarazioni di Conte ci sarebbe la consapevolezza che un approccio securitario al tema dell’immigrazione è sbagliato e le modifiche che circolano in una bozza andrebbero in questo senso.
Da un lato verrebbero cancellate le salatissime multe alle ong che effettuano ricerca e soccorso in mare, ma verrebbero reintrodotte anche la protezione umanitaria e l’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo. Un altro punto riguarda una revisione complessiva del sistema di accoglienza, che nelle leggi Salvini portava a insostenibili concentrazioni di persone in grandi centri e l’espulsione dal sistema Siproimi (ex Sprar) dei richiedenti.

La bozza va anche oltre e prevederebbe la possibilità di convertire il permesso di soggiorno in permesso di lavoro, un punto fortemente richiesto da associazioni come l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione.
Allo studio ci sarebbe anche il dimezzamento dei tempi di permanenza all’interno dei Cpr (Centri per i rimpatri), la possibilità di accorciare i tempi per la risposta alle richieste di cittadinanza e rispunta anche la discussione sullo Ius Culturae.

“Ci troviamo di fronte ad una riforma sostanzialmente abrogativa, che non va ad intervenire sul testo unico ma che potremmo sintetizzare come un ritorno a quello che c’era prima dei decreti Salvini – commenta ai nostri microfoni Gianfranco Schiavone di Asgi – La normativa sull’immigrazione italiana rimane dunque problematica, farraginosa e criticabile, quindi i grandi problemi non verranno risolti”.
Tuttavia Schiavone accoglie positivamente le modifiche apportate (qualora la bozza diventi definitiva), in particolare per la reintroduzione della protezione umanitaria, che valorizzerebbe l’integrazione sociale dei migranti.

La riforma necessaria

Schiavone sottolinea come sarebbe necessaria una riforma complessiva della legislazione in materia di immigrazione, dal momento che la legge attuale crea irregolarità e destabilizza i soggiorni nel nostro Paese. In altre parole, i criteri della legge Bossi-Fini vanno profondamente rivisti.
“Servirebbe una riforma dell’asilo – osserva l’esponente di Asgi – ma ancora di più una riforma degli ingressi e dei soggiorni che non provoca le distorsioni attuali, per le quali le persone senza necessità di protezione possono arrivare solo col canale dell’asilo o sperare in una sanatoria”.
Occorre dunque che l’Italia preveda quote di ingresso e che metta mano al tema della cittadinanza.

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