Dopo tanta attesa, la ministra degli Interni Luciana Lamorgese ha portato in Consiglio dei ministri le modifiche ai decreti sicurezza che portano la firma di Matteo Salvini. In particolare, per quanto concerne l’immigrazione, quelle dell’attuale governo appaiono come blande correzioni, che non modificano nella sostanza l’impianto delle leggi, né l’approccio con cui si intende gestire e considerare il fenomeno migratorio. Per fare due esempi, non viene reintrodotta la protezione umanitaria abolita dal leader della Lega, né vengono cancellate le multe alle ong, che però vengono abbassate.

Decreti sicurezza: la bozza delle modifiche

Le misure contenute nel documento in mano a Lamorgese riguardano essenzialmente quattro punti. Il primo ha a che vedere con le multe alle ong, che scenderebbero da un massimo di un milione di euro ad un massimo di 50mila euro. Rimarrebbe la confisca della nave, mentre l’arresto del comandante avverrebbe solo in caso di reiterazione della condotta contestata.
Allo stesso modo, la protezione umanitaria non verrebbe reinserita, ma ci sarebbe un ampliamento della protezione speciale a casi di disagio psichico, vittime di tratta, grave vulnerabilità e per nuclei familiari.

La vera discontinuità rispetto alle leggi Salvini si registra sul tema dell’iscrizione anagrafica. Se per i decreti sicurezza il permesso di soggiorno per richiedente asilo non costituiva più titolo per l’iscrizione all’anagrafe dei migranti, la norma verrebbe cancellata e i richiedenti asilo potranno essere iscritti alle anagrafi dei Comuni dove risiedono. Va però detto che su questo tema si sono già espressi molti tribunali, con sentenze che hanno ritenuto illegittimo il provvedimento salviniano, ordinando l’iscrizione.
Il quarto e ultimo punto riguarda la cittadinanza. I decreti Salvini raddoppiavano da 24 a 48 mesi i termini per la conclusione dell’iter per la concessione della cittadinanza per residenza al compimento dei 18 anni dei figli di cittadini stranieri nati in Italia e di quella per matrimonio. Con le modifiche di Lamorgese si tornerebbe alle tempistiche precedenti.

Un ulteriore elemento, che non è contenuto nelle leggi, ma nei capitolati ad esse connessi, riguarda i fondi destinati all’accoglienza. La ministra si sarebbe accorta che per sostenere un’efficace integrazione c’è bisogno “di risorse adeguate” e per questo motivo il Viminale, “davanti a una grave situazione in cui i bandi di gara andavano sempre deserti a causa di tagli lineari, ha riconosciuto ai prefetti la possibilità di aumentare in modo flessibile, a seconda delle diverse esigenze territoriali, i fondi da destinare ai servizi per i migranti”, ha dichiarato Lamorgese.

Non ci sarebbero invece ripensamenti o modifiche per quanto riguarda il decreto precedente a quelli di Salvini, quello che porta le firme di Marco Minniti e Andrea Orlando, che ha tagliato un grado di giudizio nei ricorsi contro le decisioni negative delle commissioni territoriali che analizzano le domande di protezione internazionale. La possibilità di fare appello alla decisione sul proprio status, dunque, rimane ridotta per i migranti.

Il giudizio non positivo di Asgi

Qualora fossero confermate le indiscrezioni circolate sulla stampa, l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione riterrebbe non positiva la riforma. Ai nostri microfoni Gianfranco Schiavone spiega che i nodi problematici rimangono due: da un lato il mancato intervento sul tema dell’accoglienza, dall’altro la questione della protezione umanitaria.

Sul primo punto Schiavone sottolinea che “oggi abbiamo un sistema di accoglienza totalmente destrutturato, con un sistema Sprar mortificato nelle sue potenzialità e ridotto ad una mera accoglienza ai titolari di protezione internazionale, mentre i richiedenti asilo vengono parcheggiati in grandi strutture con un grande ritorno della malavita organizzata, che si infiltra nella gestione dell’accoglienza”.

Per quanto riguarda la protezione umanitaria, l’allargamento dei criteri circolato sulla stampa risulta comunque non sufficiente e, in ogni caso, continua a non includere l’avvenuto inserimento sociale delle persone che hanno seguito l’iter per la domanda di asilo.