Il governo giallo-rosa sembra come quei genitori che, per tenere buoni i figli, procrastinano le promesse di giorno in giorno, di mese in mese. Questo, ad esempio, succede con i decreti sicurezza, le ormai leggi Salvini che intervengono sull’immigrazione e sull’accoglienza, le cui modifiche sono state tanto annunciate quanto finora disattese.
Indicate come punto dirimente per la nascita stessa del governo Conte bis, le modifiche ai provvedimenti che hanno distrutto il sistema di accoglienza diffusa vengono smantellate ora dalla Corte Costituzionale, che ieri ha definito “irragionevole e contrario alla costituzione impedire ai richiedenti asilo l’iscrizione anagrafica”.

Decreti sicurezza: la pronuncia della Corte Costituzionale

La questione era stata sollevata dal Tribunale di Milano in un giudizio ove un cittadino siriano, difeso da Valerio Onida e Alberto Guariso dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi), aveva contestato il diniego di iscrizione anagrafica opposto dal Comune di Milano facendo riferimento proprio alla norma del decreto sicurezza. Nel giudizio erano poi intervenuti gli Avvocati Per Niente a sostegno delle ragioni del cittadino siriano e della incostituzionalità della norma. Il Comune di Milano si è poi costituito davanti alla Corte Costituzionale sostenendo anch’esso l’irragionevolezza della norma che finiva per danneggiare anche i Comuni.

Analoga eccezione era stata sollevata anche dal Tribunale di Ancona ed è stata esaminata dalla Corte unitamente a quella di Milano. E lo stesso aveva fatto Avvocato di Strada, che ora parla del “coronamento di una battaglia che abbiamo portato avanti nei Tribunali di tante città italiane”.
“Non consentire ai richiedenti asilo di prendere la residenza anagrafica – sottolinea il presidente di Avvocato di Strada Antonio Mumolo – non serviva a nulla se non ad escludere ancora di più persone che vivono già in fortissima difficoltà e che senza residenza non possono cercare lavoro, aprire un conto in banca, ottenere un documento di identità”.

Mentre le associazioni antirazziste chiedono l’abrogazione delle leggi Salvini, il governo ha invece sempre parlato solo di modifica. E anche su cosa modificare i tentennamenti e le contrarietà all’interno della maggioranza non sono mancate. Se il M5S tiene a mantenere la punizione nei confronti delle ong che effettuano salvataggi in mare, il Pd, che nell’esecutivo precedente è stato il padre del Decreto Minniti-Orlando, non può considerarsi alternativo alla logica che ha guidato le politiche migratorie degli ultimi anni.

Migranti, una stagione di disprezzo dei diritti

La pronuncia della Corte Costituzionale di ieri certifica solo uno degli aspetti illegittimi della stagione politica xenofoba e razzista degli ultimi anni. E spesso, oltre che nelle strade, il razzismo è stato proprio foraggiato dalle istituzioni.
In questa cornice, ad esempio, possiamo leggere un’altra notizia che ristabilisce giustizia, anche se a posteriori e troppo tardi. Mercoledì scorso, infatti, il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria ha definito “inconsistente” il quadro indiziario della Procura sulla base del quale ha proceduto agli arresti domiciliari dell’ormai ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano. Quanti già allora – Salvini era al governo – sospettavano una matrice politica dell’inchiesta giudiziaria, oggi scoprono che nella sostanza non avevano tutti i torti.

Nonostante ciò, le politiche italiane ed europee non sembrano cambiare sostanzialmente. Se la pandemia ha “distratto” dall’ossessione nei confronti dei flussi migratori, più o meno in sordina anche il nostro Paese continua a perpetrare i respingimenti per procura e il finanziamento dei lager libici.
Martedì scorso, infatti, il Senato ha votato il rifinanziamento delle missioni internazionali, tra cui figura il sostegno diretto alla guardia costiera libica. Qualcosa, nella maggioranza, sembra smuoversi, poiché per la prima volta ci sono state defezioni nel voto in segno di protesta.
Tuttavia il compromesso trovato non è votato all’abrogazione del Memorandum con il Paese nordafricano, ma alla sua modifica, in particolare “nella direzione del rispetto dei diritti umani e della maggiore presenza delle organizzazioni internazionali”.