Dopo un iter molto travagliato, che ha incontrato ostacoli sia da parte dell’estrema destra, sia da parte di una fetta del mondo femminista trans-escludente, il ddl Zan in materia di contrasto all’omolesbobitransfobia ha superato il primo voto alla Camera dei Deputati. Ora il testo passa al Senato per un analogo esame.
Il disegno di legge trae spunto da diverse altre proposte di iniziativa di deputati di Leu, Pd, M5s ed anche Fi.

Ddl contro l’omolesbobitransfobia: cosa prevede

Il disegno di legge si compone di parti principali, una repressiva contro i crimini d’odio e l’incitamento all’omolesbobitransfobia, e una preventiva o culturale, per consentire che nel nostro Paese la diversità divenga finalmente accettata e rispettata.
In particolare, la legge prevede la reclusione fino 18 mesi o una multa fino a 6mila euro per chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità”; il carcere da 6 mesi a 4 anni per chi istiga a commettere o commette violenza per gli stessi motivi; la reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi partecipa o aiuta organizzazioni aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi.

La legge prevede poi delle aggravanti. In particolare, per qualsiasi reato commesso per le finalità di discriminazione o di odio la pena viene aumentata fino alla metà.
Come misura di mediazione date le proteste per i presunti rischi di riduzione della libertà di espressione, però, è stata inserita una clausola “salva-idee”, secondo la quale “sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.
In alternativa al carcere, il condannato può ottenere la sospensione condizionale della pena se presta un “lavoro in favore delle associazioni di tutela delle vittime dei reati”.

La parte più culturale, invece, prevede che il 17 maggio, in occasione della Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia, le scuole di ogni ordine e grado debbano inserire nella propria offerta formativa programmi di sensibilizzazione a questo tipo di discriminazioni.
In aggiunta, si prevede che vengano stanziati 4 milioni l’anno per la creazione di centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere, per prestare assistenza legale, sanitaria, psicologica, ed anche alloggio e vitto alle vittime dei reati di odio e discriminazione.

Gli ostacoli incontrati nell’iter legislativo

Oltre all’opposizione dell’estrema destra, parlamentare e non, e della fetta fondamentalista del mondo religioso, il ddl Zan ha incontrato anche il “fuoco amico” di una fetta delle associazioni femministe e lesbiche, in particolare nella componente liberal. A non piacere è il riferimento presente nel ddl all’identità di genere, a fianco di discriminazioni e violenze legate al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e alla disabilità.
Il movimento Se non ora quando scrisse ai parlamentari sostenenendo che “Attraverso ‘l’identità di genere’ la realtà dei corpi – in particolare quella dei corpi femminili – viene dissolta”. Sulla stessa linea anche Arci Lesbica nazionale, secondo cui “l’espressione identità di genere danneggia i diritti delle donne”.

Il nodo sta nel non riconoscimento da parte di queste associazioni delle persone transessuali come donne, che è valso loro l’acronimo di Terf (trans-exclusionary radical feminists, cioè femministe radicali trans-escludenti).
In particolare, l’autorappresentazione come donne di alcune trans che biologicamente sono nate di sesso maschile, danneggerebbe o dissolverebbe, secondo queste associazioni, l’identità femminile di coloro che sono nate biologicamente femmine.

Le reazioni del mondo lgbt+ non trans-escludente

Le associazioni del mondo lgbt+ accolgono l’approvazione alla Camera del ddl Zan in modo positivo. Arcigay, in una nota nazionale del segretario Gabriele Piazzoni, afferma: “Una prima vittoria dopo anni di battaglie. Ora si proceda rapidamente al Senato”.
“In una marea nera che ci circonda, un segnale di questo tipo ci dà un’iniezione di positività, ci incoraggia ad andare avanti – commenta ai nostri microfoni Porpora Marcasciano del Mit (Movimento Identità Trans) – In questi anni stanno crescendo molto le aggressioni e le violenze non solo contro le persone trans e omosessuali, ma contro tutte quelle persone che non si conformano a una certa logica. Se ciò è molto chiaro alla destra, che sa dove vuole e deve andare, è bene che sia chiaro anche alla sinistra”.

L’attivista considera il ddl Zan un primo passo, in particolare per la valorizzazione dei presidi anti-violenza presenti sul territorio, di cui il Mit fa parte. “Certo, noi puntiamo al massimo, ma se volessimo solo quello non avremmo niente”.
Marcasciano non esita infine ad associare la matrice del pensiero delle minoranze trans-escludenti del mondo femminista e lesbico a quello delle destre. “È il vecchio pensiero patriarcale – sottolinea – che purtroppo è riesploso in settori essenzialisti. Pur essendo poche persone, hanno voce”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A PORPORA MARCASCIANO: