La Città Metropolitana di Bologna dà il via all’iter per la candidatura
della cultura gastronomica e agricola bolognese al riconoscimento da parte dell’Unesco
come patrimonio Immateriale dell’Umanità. A marzo 2021 il Ministero dell’Ambiente valuterà l’attivazione della tradizione culinaria alla “Tentative List”.
L’iter per il riconoscimento continuerà con la compilazione del formulario ufficiale da inviare alla Commissione Unesco, che entro il 2022 provvederà a selezionare la candidatura da presentare a Parigi a fine marzo dello stesso anno, dove l’Assemblea avrà l’ultima parola.

Cultura gastronomica: Bologna ha le carte in regola per la candidatura

I coordinatori dell’iniziativa, Andrea Segrè dell’Università di Bologna e il capo di Gabinetto della Città Metropolitana Giuseppe de Biasi, hanno illustrato il progetto per il riconoscimento della cucina bolognese come patrimonio Unesco con l’obiettivo di valorizzare e tutelare la longeva tradizione culinaria di Bologna, che vanta un’importante identità storica del territorio ed è plasmata da una prestigiosa cultura popolare.

Lo studio preliminare per la candidatura alla “Tentative List” ha come scopo quello di difendere il marchio e l’identità della cucina bolognese dal fenomeno della globalizzazione del cibo, che genera fenomeni come il “Bolognese sounding” o più in generale lo “Italian sounding” che, secondo Segrè, «è un commercio sleale di prodotti non autentici che valgono sul mercato più di 100 miliardi di euro, una situazione inverosimile» : Il rischio, continua Segrè, è quello «di far perdere la cultura del territorio, oltre ad foraggiare le grandi multinazionali della ristorazione e la grande distribuzione alimentare».

Per affrontare le molteplici sfide economiche e ambientali future legate anche alla pandemia ed elencate dall’Agenda 2030 per la sostenibilità, secondo i promotori della candidatura Unesco è fondamentale seguire alcuni punti strategici, che sono utili anche a sfatare i luoghi comuni legati alla cucina bolognese.
Per questo, lo studio ha sviluppato un documento suddiviso in 4 parti: «in primo luogo – sottolinea Segrè – è fondamentale dimostrare il valore del sito, effettuare un’analisi comparativa di altri riconoscimenti dello stesso settore, individuare concretamente i beni immateriali, per una maggiore autenticità e conservazione del giacimento culturale trasmesso e studiare gli strumenti di tutela accessibili, attraverso una Carta dei Valori del patrimonio gastronomico, per difendere un bene per le generazioni future».

La cultura gastronomica non è solo l’incarnazione di valori storici e tradizionali, ma anche di convivalità, accoglienza, solidarietà e integrazione.
Questa vanta inoltre di una ricca biodiversità che si traduce in ricette tradizionali riconosciute in tutto il mondo che si rifanno allo stile di vita salutare della dieta mediterranea.

Virginia Carraro

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