I sindacati si oppongono in blocco al passaggio di Croce Rossa dal pubblico al privato e al nuovo contratto Anpas. I rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Fialp Cisal si sono trovati oggi sotto la sede regionale CRI di Via del Cane, a Bologna, per dire no a una trasformazione che dissolverebbe ogni tutela per i lavoratori e le garanzie di un buon servizio.

L’amministrazione centrale della Croce Rossa Italiana ha sconfessato tutti gli accordi presi in precedenza e in particolare il protocollo d’intesa firmato il 27 febbraio con le parti sociali, e ha adottato unilateralmente un nuovo contratto: “Questo contratto – spiega Luca Napoli, Fialp Cisal della Croce Rossa Emilia Romagna, – comporta dei tagli medi del 30% e da la libertà ai presidenti dei comitati locali e provinciali privatizzati di assumere senza rispettare le tutele che il contratto pubblico comportava; addirittura il presidente può imporre del volontariato obbligatorio!”.

Il contesto in cui si inserisce il nuovo contratto Anpas e appunto quello delle privatizzazioni. Con la legge 178 il passato governo aveva sancito il passaggio di Croce Rossa dal pubblico al privato, passaggio avvenuto a gennaio per i comitati locali e provinciali, mentre è fissato al 1° gennaio 2015 quello per i comitati regionali e nazionale. “Questa è un’altra delle storture di questa legge – continua Napoli – che crea lavoratori di serie A, che hanno la fortuna di lavorare in un comitato regionale o a quello centrale, e quelli sul territorio che sono già di fatto dipendenti privati”.

La legge 178 verrà quindi impugnata davanti alla corte costituzionale il 25 di maggio, ma già venerdì 4 aprile i rappresentanti dei 4000 dipendenti di Croce Rossa saranno a Roma per chiedere che il governo torni indietro. “Questa privatizzazione selvaggia – conclude il sindacalista – comporterà delle ricadute negative sulla parte debole della popolazione. CRI sotto l’ombrello del pubblico è riuscita in tanti anni a fornire delle tutele, dei servizi alle face più deboli della popolazione. Questi comitati privatizzati dovranno stare sul mercato, questo vorrà dire un innalzamento dei costi e il taglio di alcune prestazioni che per i comitati non comportano un reddito. Ne faranno le spese sempre le fasce più deboli della popolazione, oltre a noi dipendenti”.

Pietro Gallina

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