La Coldiretti considera insufficienti i provvedimenti messi in campo dall’Unione Europea per far fronte alla crisi del settore ortofrutticolo italiano. A un estate particolarmente mite, con un surplus di offerta concentrata in un solo periodo, si è aggiunto l’embargo russo, che ha messo in ginocchio l’intero settore. Necessario un anticipo dei fondi europei.

Quella che volge alla conclusione è stata un’estate particolarmente critica per le produzioni ortofrutticole nella nostra regione. In particolare le produzioni di pesche e nettarine, hanno visto un tracollo dei prezzi, con costi di produzione doppi rispetto al prezzo al Kg pagato al produttore. Tra i fattori che hanno determinato questa drammatica situazione, c’è il clima che ha portato ad una contemporaneità della raccolta in zone del nostro paese, che hanno sempre avuto calendari diversi, generando così un’eccesso di offerta e un abbattimento dei prezzi.

Come se non bastasse, l’embargo russo, diretta conseguenza delle sanzioni contro Mosca decise dall’UE, ha ulteriormente toccato tutto il settore ortofrutticolo e agroalimentare italiano, creando il paradosso per il quale, chi sta soffrendo maggiormente le sanzioni sono i produttori dei paesi che le hanno decise.

Per ovviare a questa situazione, le perdite per i produttori si aggirano intorno al 40-45%, come ci conferma Alessandro Visotti, responsabile tecnico del centro assistenza agricola regionale di Coldiretti, l’Unione Europea ha stanziato 32 milioni di euro per le pesche e nettarine e 125 per l’embargo russo. “Provvedimenti tardivi e insufficienti” secondo Visotti, perchè distribuiti in tutti gli stati membri e non in linea con le reali esigenze dei produttori. Un principio viene però affermato dal provvedimento europeo, attraverso il sistema del conferimento. In breve, dei 32 milioni stanziati per le pesche, 29 sono destinati al pagamento del 100% del prodotto a quelli agricoltori, che destinano le produzioni ad azioni benefiche o umanitarie, mentre la percentuale scende al 50%-70% per chi destina il proprio prodotto alla produzione di biocarburante. Si tratta di un modo per impedire che l’eccessiva produzione porti ad un eccessivo abbassamento dei prezzi sul mercato.

In ogni caso, i fondi stanziati non bastano e da Coldiretti si fa forte la richiesta di un anticipo dei fondi Pac, un provvedimento a costo zero, secondo l’organizzazione di categoria. “Stando al regolameto transitorio (la nuova Pac entrerà in vigore solo dall’anno prossimo) -ci spiega Visotti- è possibile per le aziende richiedere al 16 ottobre gli anticipi delle domande di aiuto unico aziendale. Il ministro dell’Agricoltura, già in possesso del dossier, ne ha la facoltà.” Potrebbe, quest’ultimo, essere l’unico modo per dare un pò della necessaria liquidità alle aziende in ginocchio.