Domani dovrebbe tenersi il Consiglio dei Ministri dal quale si dovrebbe uscire sapendo se c’è o non c’è la crisi di governo di cui si discute da settimane. Matteo Renzi non molla l’osso, ma le sue ragioni non risultano comprensibili ai più.
Nel braccio di ferro ingaggiato con Giuseppe Conte, il leader di Italia Viva sembra non volersi accontentare della delega ai servizi segreti, che verrebbe ceduta dal premier, del rimpasto di governo, che porterebbe altri uomini o donne di Italia Viva in Ministeri più importanti e nemmeno delle modifiche apportate al Recovery Plan che sono già state comunicate, come maggiori finanziamenti alla sanità e alle infrastrutture.

Crisi di governo, la battaglia di Renzi

«È difficile interpretare la ragione di questa crisi perché gli stessi problemi che c’erano quest’estate, in primavera o quando si è formato il governo ci sono ora – afferma ai nostri microfoni la politologa Nadia Urbinati – Non si capisce perché tutto sia esploso proprio alla vigilia di un momento importante come la discussione a febbraio, a livello europeo, del Recovery Plan».
Nel tentativo di comprendere le ragioni, Urbinati ipotizza la sua personale sintesi: “ciccia e potere“. Ragioni non molto nobili che hanno a che fare con un rimpasto per avere uomini e donne che possano controllare meglio la distribuzione dei fondi legati al Recovery Plan.

Alcuni retroscenisti, però, sottolineano anche una questione elettorale: Conte sarebbe inviso a Renzi perché alle prossime elezioni entrambe le figure pescherebbero dallo stesso bacino di voti.
«A Matteo Renzi sono invisi tutti coloro che non si chiamano Matteo Renzi – commenta Urbinati – È complicato entrare nella mentalità di una persona che ha se stesso come punto di riferimento assoluto nel mondo».
Per la politologa Renzi vuole se stesso ed è una mina vagante che renderà instabile ogni governo ed ogni coalizione, magari con l’assurda pretesa di diventare premier con appena il 2%.

La docente di scienze politiche alla Columbia University di New York riporta come la stampa internazionale parla della crisi di governo italiano, avendo capito che l’oggetto del contendere è una questione di potere. Un gesto definito irresponsabile, che oltretutto andrebbe a favorire le opposizioni di destra.
«Da ottobre in poi, ovvero da quando Conte è riuscito a stabilire un pacchetto per l’Italia corposo, pari a 209 miliardi di euro – conclude Urbinati – sono scattate tutte le tensioni all’interno del governo per poter partecipare a questa gestione. È evidente che è una tensione che aiuta la destra. Anche se si andrà a elezioni naturale, questa pensante esperienza peserà, peserà sul Pd, su Italia Viva e naturalmente darà molta più credibilità alla destra».

ASCOLTA L’INTERVISTA A NADIA URBINATI: