Da un lato un alto numero di contagi, che da due giorni superano i 4000, e il coprifuoco a partire dalle 23 che solleva perplessità sull’efficacia, dall’altro i risvolti giudiziari su quanto accaduto durante la prima ondata. I riflettori si riaccendono sulla Lombardia, che nella prima ondata pandemica è stata il luogo dove si è consumato il dramma maggiore. Insieme ad Andrea Cegna, giornalista di Radio Onda d’Urto, abbiamo analizzato la situazione

Lombardia, il tracciamento del virus e i nuovi punti caldi

Da un lato l’emergere di casi così numerosi di positivi oggi in Lombardia è dovuto a quella che il giornalista definisce “forse l’unica cosa differente che è stata messa in campo tra prima e seconda fase”: l’aumento sensibile della mappatura e del tracciamento attraverso i tamponi. Oggi la regione è in grado di realizzare un numero di tamponi che va dai 20 ai 40mila al giorno, più di quanti ne venivano fatti in tutta Italia nella primavera scorsa, e questo permette di individuare chi ha contratto il Covid in modo più capillare.

L’altra novità riguarda i punti caldi, le zone dove si registrano i maggiori focolai. Non più la bergamasca e il bresciano, come nella primavera scorsa, ma Milano, l’hinterland e le province confinanti, come Monza, la Brianza e la provincia di Varese. È qui che il sistema sanitario è sotto stress, mentre l’ospedale di Brescia, che è uno dei 18 ospedali Covid della Lombardia, sta ospitando malati da altre province.

Il coprifuoco come manifestazione dell’arretratezza culturale

Da ieri in Lombardia è in vigore anche il coprifuoco. Dalle 23 di sera alle 5 di mattina è vietato uscire. Una misura che solleva parecchi dubbi sulla sua efficacia.
“Credo che scontiamo le arretratezze culturali del nostro Paese – osserva Cegna – in particolare quella di ritenere aggregazione, spettacolo e vita notturna vengono considerate non essenziali e la misura messa in campo non risponde a criteri sanitari, ma culturali”.

Il giornalista sottolinea da un lato la violenza della parola stessa “coprifuoco”, che evoca un lessico bellico mentre stiamo fronteggiando una questione naturale, come quella di un virus, dall’altro l’efficacia potrebbe venire dal fatto che, come fu il lockdown, limitare la circuitazione di persone può ridurre la circolazione stessa del virus. In questo senso, però, potrebbe avere più efficacia la didattica a distanza per le scuole superiori, messa in campo dalla Lombardia per ridurre l’affollamento del trasporto pubblico locale.

Le inchieste giudiziarie

È di pochi giorni fa la notizia che l’ex dg della Sanità della Regione Lombardia, Luigi Caiazzo, è stato iscritto nel registro degli indagati insieme ad altri dirigenti lombardi. L’inchiesta riguarda la mancata zona rossa ad Alzano e Nembro e, nello specifico, si tratta di un filone dell’indagine che si concentra sull’anomala riapertura del Pronto Soccorso dell’ospedale di Alzano, avvenuta il 23 febbraio scorso, e i molti morti nelle Rsa della Bergamasca.

“C’è un grande lavoro dell’associazione ‘Noi denunciamo‘ di racconto, mappatura e denuncia di quello che è accaduto soprattutto nella Bergamasca – osserva Cegna – Bisogna capire, perché sappiamo che i tempi della magistratura sono comunque ex post i casi, quindi potremmo avere verità e giustizia su quello che è stato, ma non è detto che questi tempi collimeranno anche con la possibilità di fare qualcosa affinché i gravi errori che ci sono stati nella prima fase pandemica non si ripetano in questa seconda”.

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