Nelle ultime settimane lo sviluppo della pandemia da Covid-19 in Italia e in Europa ha rapidamente portato ad un clima simile a quello di marzo 2020. Non solo in termini di crescita esponenziale della curva dei contagi, ma anche nella ripresa di alcune pratiche politiche e governative. Una modalità di gestione della pandemia che, per la fondazione Gimbe, si caratterizza per l’assenza di strategia.

Covid 19: la non-strategia del governo

La fondazione Gimbe è una realtà che dal 1996 si occupa di divulgazione scientifica attraverso iniziative di formazione, editoria e ricerca che raccolgono le sfide della sanità italiana. Nell’ultimo anno, la fondazione si è occupata di produrre analisi e discussioni sul tema dell’emergenza sanitaria, aprendo anche una pagina web dedicata al monitoraggio della pandemia.

È proprio la fondazione Gimbe che nella giornata di lunedì 20 ottobre ha denunciato la “non strategia” del governo nella gestione della pandemia, e i rischi che ne derivano. Questa mancanza di strategia si fonda nella qualità dei dati che guidano le scelte di governo. Infatti, spiega la ricercatrice Renata Gili, “il contenimento della seconda ondata di questa epidemia viene affidato alla valutazione dei numeri del giorno, e non c’è una strategia d’insieme che ci potrebbe guidare nel contenimento del contagio”. I dati sui contagi infatti, seppur indicativi, non fotografano la situazione attuale, ma sono caratterizzati da un ritardo di circa 15 giorni. La stima di questo ritardo è il risultato del tempo medio di incubazione (4-5 giorni), i tempi di attesa per l’accesso al tampone e conseguentemente ai risultati e, infine, i tempi di trasmissione dei dati stessi.

Per questa ragione, sostiene la fondazione Gimbe, le misure attuate dal governo, impegnato nel tentativo di tutelare l’economia, sono troppo deboli per mostrare degli effetti, che comunque saranno visibili solo tra 2 o 3 settimane. L’assenza di una strategia chiara e credibile del governo, peraltro, influisce negativamente anche sulle misure già messe in atto. Infatti, sottolinea Gili, “avere uno sguardo che non si fermi sui numeri del giorno ma tenga in considerazione i numeri che ci saranno tra 15-20 giorni fa parte di una strategia che si riflette su una maggiore comprensione dei cittadini e quindi su una maggiore accettazione delle regole”.

Tuttavia, conclude la ricercatrice, una strategia efficace non si compone solo di una dimensione, ma si fonda su tre pilastri fondamentali. Oltre ai comportamenti individuali, infatti, “ci sono altri due pilastri che devono andare di pari passo. Da una parte il potenziamento dei servizi sanitari e ospedalieri, e dall’altra parte – perché tutto questo venga messo in pratica – la collaborazione in piena sintonia fra quello che viene deciso dal governo, dalle regioni e dagli enti locali”.

Anna Uras

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