Si sa, il primo lockdown ha messo a dura prova il profilo psicologico di tutti i cittadini; e lo stato di emergenza prolungato, unito alle raccomandazioni di “non abbracciarsi” e stare il più possibile a casa – che ormai durano da quasi un anno – non possono che acuire le nostre ansie, tristezze e paure.

Lockdown: c’è chi ne ha sofferto molto e chi meno

Suonerà strano alle orecchie di qualcuno, ma non tutti hanno visto di cattivo occhio le chiusure di marzo 2020.

Infatti, ai nostri microfoni, lo psicologo e psicoterapeuta Flaviano Canfora – esperto in disturbi d’ansia, ritiro sociale e dipendenze patologiche – distingue i pazienti già affetti da ansie e depressione in due categorie, le quali hanno reagito in maniera opposta alla crisi sanitaria:

  • coloro che prima del lockdown già soffrivano di disturbi depressivi, le cui condizioni, durante il periodo di distanziamento sociale, hanno registrato un notevole peggioramento;
  • coloro che avevano disturbi d’ansia e faticavano già in passato a relazionarsi, i quali, invece, “hanno beneficiato del ritiro costretto“, sentendosi normalizzati in mezzo agli altri cittadini, che non potevano uscire.

Pertanto, molti dei pazienti affetti da ansia sociale, fobia sociale e ritiro della personalità, hanno vissuto con difficoltà il ritorno alla normalità seguìto alla prima ondata; non solo, ma si tratta degli stessi che – attualmente – riferiscono di temere la pressione sociale che deriverà dall’uscita definitiva dall’emergenza sanitaria.

La radio aiuta a stare meglio

Mai quanto durante questa crisi, i media hanno avuto un ruolo tanto ambiguo: capaci di tenerci in contatto con chi non potevamo vedere, essi sono stati anche una fucina di disinformazione e fake news, spesso allarmando a vuoto chi già era fortemente provato dalla situazione.

Riferirsi a fonti autorevoli è importante“, fa sapere il dott. Canfora. L’aspetto democratizzante del web, che permette a tutti di far sentire la propria voce e di postare e ripostare notizie – spesso non ufficiali – può avere un’influenza negativa e peggiorare lo stato di coloro che sono già gravemente turbati dall’emergenza sanitaria.

Mentre la televisione è stata e continua ad essere “ridondante” nella diffusione delle notizie, contribuendo, di fatto, ad aggravare la pressione psicologica sui cittadini più sensibili, la radio gode, invece, della capacità di creare un ambiente intimo e familiare, con una innegabile valenza terapeutica. “La radio“, infatti, “riesce a stare vicino alle persone con un’invasività giusta“, riferisce Canfora, “accompagnandole come un’amica in questi momenti di vuoto relazionale”.

Il suggerimento, per chi ancora non lo avesse fatto, è proprio quello di accendere l’apparecchio radiofonico, che anche gli esperti ritengono possa essere d’aiuto in una fase tanto delicata quanto quella che stiamo collettivamente affrontando.

Per chi volesse avere maggiori informazioni e un supporto psicologico, vi invitiamo a visitare il sito del Dott. Flaviano Canfora,

ASCOLTA L’INTERVISTA AL DOTT. FLAVIANO CANFORA: