Il lunedì segna il ritorno al lavoro per le persone che sono escluse dalle chiusure forzate stabilite dai decreti governativi contro la diffusione del coronavirus. La continuazione della produzione ha destato non poche polemiche, con sindacati come SiCobas e Usb che hanno contestato la decisione di governo e all’accordo siglato da Cgil, Cisl e Uil.
In ogni caso, il protocollo siglato lo scorso 14 marzo e il dpcm dell’11 marzo stabiliscono che la produzione può proseguire solo in presenza di condizioni che assicurino adeguati livelli di protezione per lavoratrici e lavoratori. In caso contrario, è legittimo astenersi dal fornire la prestazione lavorativa.

Covid-19: cosa dicono le leggi

Ad analizzare nel dettaglio il decreto dell’11 marzo e il protocollo del 14 marzo è stata l’avvocata Marina Prosperi, che ha anche tenuto una diretta Facebook per informare lavoratrici e lavoratori e rispondere a molti dei loro dubbi.
In particolare, già il decreto dell’11 marzo stabiliva che, sia per il settore pubblico che per quello privato, va incentivato il più possibile lo smart working, che vanno incentivate forme di astensione dal lavoro come ferie, permessi e congedi, che vanno applicati in azienda appositi protocolli anticontagio, che vanno intensificate le sanificazioni professionali e che vanno limitati gli spostamenti.

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“Nel nuovo protocollo viene inserito l’obbligo di informazione per le aziende – spiega ai nostri microfoni Prosperi – In particolare i lavoratori non possono effettuare la prestazione se hanno una temperatura superiore ai 37.5°, se presentano sintomi influenzali e se sono entrati in contatto con persone positive al coronavirus”.
L’avvocata, però, precisa che per il principio di precauzione alla base della legge, se una persona ha anche solo il timore di essere entrata in contatto con una persona positiva, può mettersi in autoquarantena, chiedendo al proprio medico di attivare la copertura della malattia.

Altre misure contenute nel protocollo riguardano le modalità di accesso e di uscita dal luogo di lavoro. In fabbrica, ad esempio, l’accesso e l’uscita devono avvenire da porte diverse e fornitori e corrieri non possono accedere dalle stesse entrate riservate agli interni.
L’igienizzazione e la sanificazione devono essere effettuate in modo professionale e ogni giorno deve essere effettuata la pulizia di schermi, tastiere e dispositivi touch.
A lavoratrici e lavoratori deve essere garantita la distanza di un metro e, qualora non sia possibile, devono essere forniti di dispositivi di protezione individuale (dpi) come mascherine, guanti e camici.

La salute pubblica e la legittima astensione

“In questo momento ad essere prevalente è il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione – sottolinea Prosperi – che in questo caso non è un diritto al benessere, ma alla stessa sopravvivenza delle persone”.
Per questo motivo, qualora lavoratrici e lavoratori non riscontrassero le adeguate protezioni stabilite dalla legge, possono legittimamente astenersi dal fornire la prestazione lavorativa, motivando successivamente per iscritto la loro scelta.
“Non abbiate paura di astenervi dal lavoro – sottolinea l’avvocata – perché giurdicamente oggi è prevalente il diritto alla salute, propria e delle altre persone, e saranno sicuramente adottati provvedimenti per compensare il salario perso durante l’astensione.

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