La Giornata della Memoria è stata istituita nel 2005 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite come data in cui celebrare il ricordo delle vittime della Shoah, scegliendo come giorno la liberazione da parte dell’Armata rossa del campo di concentramento di Auschwitz. Una tappa fondamentale del nostro calendario civile, cui come redazione di Vanloon ci siamo sempre dedicati, cercando delle maniere per fare di questa occasione un momento di riflessione storica e di discussione su come affrontarla nel miglior modo possibile, senza scivolare in una retorica vuota sul drammatico passato delle persecuzioni razziali senza ricadute sulla nostra pratica quotidiana.

Giornata della Memoria: le responsabilità

La Shoah, le persecuzioni razziali, le responsabilità del regime nazista ma anche del fascismo italiano e dei governi collaborazionisti, sono argomenti troppo complessi per essere ridotti ad una giornata fatta di tante immagini che poi non aprono la strada al racconto della storia.

Come rendere efficace, soprattutto con i giovani, una memoria la cui necessità viene talmente ripetuta da risultare fine a se stessa? Cristallizzare il ricordo di ciò che è stato, rischiando di farne qualcosa di statico o attualizzare il discorso parlando dei razzismi del presente, con il rischio di perdere la specificità e l’unicità della persecuzione antiebraica? Dare l’immagine degli ebrei europei come vittime o cercare di recuperare quelle storie di resistenza e di risposta che pur ci sono state ma sono state sicuramente minoritarie?
Sono domande importanti, con cui ci confrontiamo come insegnanti, storiche e storici: la risposta è nel rendere veramente incisiva per non dimenticare ma agendo nel nostro presente.

Per iniziare vi proponiamo un’ottima riflessione della semiologa Valentina Pisanity, Università di Bergamo, autrice del centrale studio L’irritante questione delle camere a gas: logica del negazionismo (1998) che torna sulla questione della Memoria oggi.
Per questa giornata, come redazione composta da storici e storiche, vi proponiamo uno speciale in cui andiamo a mettere le mani in questa lotta per la memoria, per la consapevolezza e per un ricordo che sia sprone alla presa di parola, proponendovi alcuni spunti per rileggere qualche testo o per aggiungere qualcosa al racconto della Shoah e della persecuzione razziale.

La traccia che noi seguiamo nell’approcciare la Giornata della Memoria resta sempre quella segnata da Primo Levi, lo scrittore italiano che, con il suo lessico e il suo scrivere asciutto , quasi perfetto per l’accuratezza con cui ha descritto il lager, è diventato una delle voci più importanti della memoria e della nostra letteratura civile:
«A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano» (Prefazione del 1947 a Se questo è un uomo)

Le puntate dedicate al tema

Sotto gli occhi di tutti: società italiana e persecuzione ebraica
Moretto: il pugile ebreo che combatteva i nazisti
Piccola italiana: il totalitarismo fascista con gli occhi delle bambine
La storia in festa: 900fest a Forlì
80 anni dalle leggi razziali

I CONSIGLI DA ASCOLTARE DELLA REDAZIONE: