Molte delle misure draconiane adottate in diverse regioni, tra cui l’Emilia Romagna, hanno uno scopo che non è stato sufficientemente dichiarato: impedire che il sistema sanitario pubblico finisca sotto stress. La chiusura di scuole, biblioteche, musei e l’annullamento di eventi pubblici conta di ridurre i contagi e impedire che siano decine, se non centinaia, i casi conclamati che finiscono negli ospedali, già provati dall’influenza stagionale.
Se i risultati dei tamponi effettuati nelle scorse ore stanno evidenziando, come previsto, nuovi casi positivi, i sindacati di medici e altre figure sanitarie prendono posizione chiedendo di non lasciare sulle spalle del personale tutta la gestione del problema.

Coronavirus: le richieste dei sindacati sanitari

Anaao Assomed, sindacato medico italiano, si concentra in particolare sulle condizioni lavorative di coloro che operano nelle strutture direttamente coinvolte nel contenimento dell’epidemia, dai medici di base, agli operatori che si occupano dei primi contatti con i pazienti, fino al personale delle ambulanze, del pronto soccorso e dei reparti dei vari ospedali coinvolti.
Costantino Troise, presidente Nazionale di Anaao, ai nostri microfoni sottolinea i due principali fattori di criticità attuali: la carenza di personale e di posti letto.

“Il numero insufficiente del personale sanitario – che costringe i medici, in questa prima fase, anche a turni ininterrotti di 24/48 ore – e delle adeguate strutture ospedaliere, in particolare per quanto riguarda i posti letto, è certamente frutto di una politica di de-finanziamento del sistema sanitario nazionale”, sostiene Troise.
A ciò si devono sicuramente aggiungere ritardi dal punto di vista organizzativo, in parte inevitabili in una situazione imprevista come quella attuale: deficit nelle comunicazioni da parte dell’amministrazione nei confronti dei lavoratori, difficoltà nel formulare e diffondere un programma chiaro per tutti i cittadini, lasciati inizialmente senza indicazioni ufficiali.

Le disastrose politiche di risparmio adottate negli ultimi dieci anni hanno comportato una già gravissima carenza di personale e posti letto, situazione resa ancor più critica dall’ulteriore sforzo richiesto alle strutture sanitarie e ai lavoratori in questi ultimi giorni.
La pretesa di un aumento del personale, inoltre, viene accompagnata dalla richiesta di attuazione di efficienti e tempestive misure di protezione per i dipendenti. In primo luogo, Troise sottolinea la necessità di fornire idonei dispositivi di protezione individuale (DPI) a tutti i lavoratori.

Altra proposta, quella di istituire spazi separati e distinti per dividere, a partire dall’ambiente del pronto soccorso, pazienti con sospetti sintomi da coronavirus da quelli che presentano altre patologie, per evitare che l’ospedale diventi un luogo di contagio, come già accaduto.
Inoltre, la terza misura di precauzione richiesta è quella di garantire una selezione pre-ospedaliera dei pazienti, con adeguati contatti telefonici e numeri di riferimento.
“Non bisogna aspettare, bisogna intervenire subito – continua il comunicato dell’Anaao Assomed – ma la naturale preoccupazione non deve in alcun modo giustificare allarmismi o peggio isterismi, laddove è necessario seguire con disciplina e responsabilità le indicazioni che le autorità sanitarie stanno fornendo”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A COSTANTINO TROISE:

In Emilia Romagna trovati nuovi infetti

L’assessore uscente alla Sanità della Regione Emilia Romagna, Sergio Venturi, lo aveva detto: tra i 186 tamponi effettuati ieri tra i pazienti ricoverati negli ospedali del piacentino ci si aspettava qualche nuovo caso positivo al coronavirus e così è stato. In regione ci sono sette nuovi casi, tutti riconducibili al focolaio lombardo. A comunicarlo è la stessa Regione, che spiega anche come si tratti di cinque persone a Piacenza (quattro cittadini del lodigiano) e due persone nella provincia di Parma, che si erano recate a Codogno.
In totale, i casi positivi salgono dunque a 16.

A Piacenza si tratta della compagna, del figlio e della nuora di un paziente già riscontrato positivo e ricoverato sempre a Piacenza. Tutti e tre sono del lodigiano: la compagna è isolata al suo domicilio, figlio e nuora sono ricoverati. È della provincia di Lodi una quarta persona, un uomo, anch’esso ricoverato a Piacenza. La quinta È invece un’infermiera dell’ospedale piacentino, isolata a domicilio. Due sono invece cittadini della provincia di Parma, entrambi ricoverati all’ospedale di Parma: una signora che si era recata più volte all’ospedale di Codogno, in Lombardia, per assistere la madre, e un uomo che si era recato sempre a Codogno per un evento di ballo, aggiunge la Regione Emilia-Romagna.

Complessivamente, i casi di positività salgono così a 16. Di questi, dunque, sei sono ricoverati all’ospedale di Piacenza, sei in isolamento a domicilio e due trasferiti dall’ospedale di Piacenza a quello di Parma, reparto Malattie infettive, dove si trovano anche i due pazienti parmigiani riscontrati positivi nelle ultime ore.