Tra i nodi che rimangono da sciogliere in seguito alle ordinanze sul coronavirus spicca senza dubbio quello del lavoro. Le rigide misure precauzionali adottate dalle Regioni e applicate letteralmente dall’oggi al domani lasciano aperte delle incognite sia per quanto riguarda i lavoratori e le lavoratrici costretti a rimanere a casa in seguito alla chiusura di scuole, musei e altri luoghi, sia per la sicurezza dei lavoratori che invece continuano a svolgere le proprie mansioni.
Questo pomeriggio al Mise si terranno tavoli con il ministro Stefano Patuanelli e le parti sociali, sia sindacati che associazioni datoriali. La speranza è dall’incontro escano risposte certe per i lavoratori e le lavoratrici che in queste ore non sanno come comportarsi e a chi rivolgersi.

Coronavirus, l’incontro in Emilia Romagna

Ieri pomeriggio, intanto, si è tenuto l’incontro tra il neo-assessore regionale al Lavoro, Vincenzo Colla, e Cgil, Cisl e Uil. Ad essere convocati da viale Aldo Moro, infatti, sono stati, non senza polemiche, solo i sindacati firmatari del Patto per il Lavoro.
Dal tavolo non sono uscite misure specifiche, ma i presenti hanno concordato da un lato sulla necessità che venga emanato un provvedimento nazionale che garantisca uniformità delle tutele salariali e di conservazione del posto di lavoro, dall’altro sul bisogno di un’unica regia regionale, anche attraverso struttura commissariale.

Come ha spiegato ai nostri microfoni il segretario regionale della Cgil, Luigi Giove, i sindacati confederali hanno proposto di definire strumenti specifici a copertura di tutti i lavoratori dipendenti (e non) che sono temporaneamente sospesi dalle attività lavorative. Cgil, Cisl e Uil hanno anche preannunciato che, in mancanza di un provvedimento da parte del governo nazionale, chiederanno alla Regione Emilia Romagna di intervenire in termini sostitutivi.
Tra le richieste c’è anche quella di garantire il più possibile la conciliazione, a fronte della chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado dei tempi di lavoro con le esigenze familiari, anche attraverso l’utilizzo di ferie e permessi senza limiti.

ASCOLTA L’INTERVISTA A LUIGI GIOVE:

La posizione dei sindacati di base

Nella giornata di ieri sia Usb che Sgb hanno diramato dei comunicati stampa in cui, per prima cosa, lamentano il fatto di non essere stati convocati al tavolo regionale. “Il nuovo assessore comincia male”, sintetizza ai nostri microfoni Massimo Betti di Sgb.
Le richieste dei sindacati di base sono essenzialmente due: da un lato che venga garantita l’incolumità e la sicurezza, attraverso appositi piani, alle lavoratrici e ai lavoratori che stanno continuando a lavorare e, dall’altro, che chi è costretto a stare a casa non perda nemmeno un euro dai propri salari.

“L’ordinanza non l’abbiamo decisa noi – sottolinea Betti – Non devono essere i lavoratori a pagare, magari anche utilizzando le proprie ferie o i propri permessi”.
In particolare restano da capire le sorti dei lavoratori e delle lavoratrici in appalto o con contratti precari. A differenza delle persone con contratti a tempo indeterminato, infatti, molti di loro non godono del diritto alla malattia o altri permessi. Già oggi molte di queste persone vedono riconoscersi la paga in modo discontinuo. Ad esempio, nel mondo educativo esistono categorie di lavoratrici e lavoratori che, se i bambini cui devono prestare assistenza non si presentano, non vengono retribuiti.

Vista la situazione di incertezza e la mancata convocazione al tavolo regionale, Sgb è sul piede di guerra e ha annunciato di voler presentare in Prefettura tutto ciò che serve per indire lo stato di agitazione, che potrebbe sfociare in uno sciopero.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MASSIMO BETTI:

Le norme e le misure nazionali in discussione

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ieri ha diffuso una nota che evidenzia come, nel caso in cui i lavoratori non possano uscire di casa per una decisione della Pubblica autorità, la norma prevede la casistica della “impossibilità a recarsi al lavoro per cause indipendenti dalla volontà del lavoratore” che rimarrà dunque a casa ma con la retribuzione pagata.
Il governo, invece, ta studiando una forma di protezione per quei datori di lavoro che si ritrovano a pagare dipendenti senza poter godere delle loro prestazioni. Si parla di cassa integrazione ordinaria e, per le piccole imprese, del Fondo d’Integrazione salariale o la cassa in deroga.

Tra le altre misure che starebbe studiando il Ministero ci sono l’accesso facilitato al fondo garanzia piccole e medie imprese, la sospensione dei pagamenti delle bollette di luce e gas, contributi per la ripresa delle attività laddove sia accertato un danno dall’emergenza e la sospensione dei termini per quel che riguarda gli adempimenti societari.