In occasione della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, celebrata oggi, 20 novembre, Save the Children ha pubblicato l’Atlante dell’infanzia a rischio, che pone un importante focus sulla condizione sociale di bambine e ragazze sul territorio italiano. “Con gli occhi delle bambine” è il titolo del rapporto.
Le bambine, infatti, vivono situazioni di povertà e alienazione sociale, che producono rilevanti disuguaglianze di genere soprattutto nell’ambiente scolastico e, poi, lavorativo.

Bambine, il focus sulle disuguaglianze di genere

La curatrice dell’Atlante Vichi de Marchi, spiega come la condizione delle bambine e delle ragazze in Italia sia maggiormente arretrata nei quartieri cittadini definiti come “non sicuri”, dove si rileva un alto tasso di povertà e segregazione, e dove la parità di genere non viene raggiunta negli istituti scolastici.
Tuttavia, secondo i dati e le analisi riportate dall’atlante, le ragazze abbandonano meno gli studi rispetto ai ragazzi, e soprattutto, li terminano prima. Inoltre, nonostante le lauree scientifiche siano etichettate come prettamente maschili, il 16% delle donne si specializza in quest’ambito, superando la media europea del 12.5 %.

Dati che – sottolinea la curatrice – sono influenzati e condizionati dalla “spinta” sociale a scegliere percorsi scientifici da parte dei ragazzi, che determina però una sorta di autosegregazione nelle ragazze, amplificata ancor più dai continui stereotipi di genere.
In riferimento a ciò, numerosi studi, sottolineano come le qualità delle ragazze emerse nell’ambito scolastico, come la diligenza, la diplomazia, l’accondiscendenza ad adeguarsi alle richieste della scuola, non riescono comunque a dare valore alle stesse.

Nonostante questo quadro, vi è una gran parte di giovani donne senza impiego, professione o formazione scolastica. I dati parlano di una ragazza su quattro che rientra nella definizione di “neet”: una condizione che viene accellerata ancora di più dalla situazione epidemologica del nostro Paese che acuisce, come se non fosse già abbastanza, le disuguaglianze di genere. In particolare, secondo l’altlante, entro la fine di quest anno, 1 milione e 140 mila ragazze tra i 15 e i 29 anni rischiano di trovarsi nella posizione di non lavorare e non studiare. Dati che confermano quelli europei, dove l’occupazione femminile italiana è una delle più basse.

A livello lavorativo, le differenze di genere sono amplificate dai diversi ostacoli che le donne incontrano nel mercato del lavoro: in primo luogo, la difficoltà a conciliare la cura della casa e della famiglia e, in secondo luogo, la carenza di servizi e di scuole a tempo pieno.
L’arretratezza culturale infatti, non si concentra solo nelle zone più difficili e povere, ma è una questione generale di tutto il territorio nazionale.
Il nostro paese non riesce dunque a dare priorità alle condizioni infantili, a proporre politiche di genere efficaci con l’obiettivo di eliminare del tutto il gender gap per una maggiore tutela delle donne.

Virginia Carraro

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