Primarie sì, primarie no. Consultazione della base, consultazione allargata. Matteo Lepore, Alberto Aitini, Elisabetta Gualmini, Marco Lombardo e rispettivi veti incrociati.
La discussione all’interno del Partito Democratico in vista delle elezioni comunali dell’anno prossimo sembra tutta incentrata sulle persone e non c’è alcuno spazio per i programmi. Al punto che i cittadini bolognesi che non sono dentro ai giochi di palazzo ignorano quali siano le reali differenze tra i candidati.

A protestare contro quello balletto di nomi e per la totale assenza di una discussione sui progetti di città, in un contesto gravissimo scatenato dalla pandemia, è Serafino D’Onofrio, presidente dell’Aics, che in una nota sferza il Pd e fa presente la situazione drammatica in cui vive, ad esempio, il terzo settore.
“I cittadini che leggono i giornali si stanno chiedendo perché si stanno confrontando solo sui nomi e nessuna linea politica, nessun progetto – osserva ai nostri microfoni D’Onofrio – Allo stato delle cose mi sembra solo una questione personalistica e di candidature”.

Comunali, la priorità è il progetto per la città

Per il presidente di Aics, quindi, occorre discutere del progetto per la città, in un momento in cui la crisi sta colpendo duro, in particolare il mondo associativo.
“Il terzo settore è stato il più colpito dalla pandemia per le restrizioni che ha dovuto subire – sottolinea D’Onofrio – A causa della prima ondata diverse associazioni artistiche, sportive e culturali hanno dovuto chiudere i battenti, e, nell’attuale seconda ondata, si rischia di andar incontro ad un vero e proprio massacro delle ultime realtà sopravvissute, che si erano attrezzate per resistere nella prima fase della pandemia”.

Uno dei problemi che le associazioni si ritrovano ad affrontare è quello degli affitti. Il credito d’imposta sancito dal governo si scontra contro le banche che non lo erogano, ma anche contro alcuni proprietari che pretendono un regolare pagamento. Una questione sulla quale il Comune di Bologna non si sta esprimendo. Poi, i pochi o nulli riconoscimenti economici ai volontari del mondo sportivo, culturale e dello spettacolo, a causa di inquadramenti atipici, in un settore che, tra l’altro, si ritrova completamente fermo.
D’altra parte, le associazioni affiliate Aics quest’estate hanno tentato di reagire, rispettando tutte le misure di sicurezza e utilizzando gli spazi consentiti all’aperto, dopo la situazione tragica di chiusura nazionale di marzo e aprile, dove – sottolinea D’onofrio – “hanno rinunciato a una media di 70/80 date di spettacoli”.

Per questo, la gravità della situazione nel mondo associativo richiede ora una linea e un programma politico concreto e con prospettive a lungo termine, con proposte reali e praticabili. La politica, invece, discute di altro. “Il terzo settore è un settore che chiede aiuto – sottolinea D’Onofrio – ma di questo quando ne parliamo?”

Virginia Carraro

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