La vecchia cartiera Burgo a Lama di Reno, in provincia di Bologna, potrebbe diventare un impianto per il compostaggio di fanghi di fogna e ramaglie. Il progetto, presentato dalla ditta DH srl, deve però fronteggiare la ferma contrarietà degli abitanti della frazione di Marzabotto, sull’Appennino bolognese, che hanno formato un comitato e raccolto 1.500 firme contro l’impianto perché troppo vicino alle case.
Il caso è finito sia sul tavolo del sindaco di Marzabotto, Valentina Cuppi, sia all’attenzione della Giunta Bonaccini in Regione.

Compostaggio accanto alle case: il comitato NoFanghiFognari

Come illustrato in un’assemblea cittadina il 30 luglio scorso dai vertici della Dh, nell’impianto potrebbero essere trattate fino a 36.000 tonnellate all’anno di materiale. A Lama di Reno, sottolinea il comitato “No fanghi“, vivono oltre 1.800 persone in circa 600 abitazioni e l’impianto sorgerebbe “a circa 40 metri dalle prime case“. La frazione di Marzabotto, tra l’altro, “si trova in fondo a una vallata, dove il crinale più basso è a 200 metri sul livello del mare”. Proprio per le caratteristiche del luogo, “ogni emissione in ambiente è destinata a rimanere a lungo sulle teste della popolazione che ci vive – spiega il comitato – soprattutto per via dell’inversione termica“, fenomeno molto presente nella vallata. Senza contare che, “oltre alle emissioni maleodoranti e al rumore”, i cittadini segnalano “l’alto rischio di incendi per autocombustione e il fatto che la viabilità di Lama di Reno è assolutamente inadatta al traffico di mezzi pesanti“.

“Voglio precisare – osserva ai nostri microfoni la presidente del comitato, Liliana Morotti – che non siamo contrari agli impianti di compostaggio, che sono un modo virtuoso per riciclare i rifiuti e quei materiali. Ma quel tipo di impianti, per l’impatto e i disagi che generano, devono essere costruiti il più possibile distanti dai centri abitati”.
Nella propria battaglia il comitato ha raccolto il sostegno del circolo locale di Legambiente e l’adesione di oltre 150 soci, anche da frazioni e Comuni limitrofi.

Il comitato ha anche incontrato il sindaco di Marzabotto il 24 settembre scorso. “In quell’occasione – riferiscono i cittadini di Lama di Reno – abbiamo potuto spiegare le nostre ragioni e dare ai consiglieri del gruppo di maggioranza informazioni tecniche utili a comprendere le ragioni dell’inadeguatezza del luogo dove dovrebbe sorgere l’impianto”. Cuppi, dal canto suo, “ha dichiarato che la salute e il benessere dei cittadini sono la sua priorità – riferisce sempre il comitato – e che al fine di tutelarle metterà in campo tutti gli strumenti e le misure a sua disposizione”.

La questione dell’ex cartiera Burgo è arrivata anche in Regione, dove la consigliera ex M5s Giulia Gibertoni chiede alla Giunta Bonaccini sia di chiarire il progetto sia di intervenire col Comune per promuovere un’istruttoria pubblica.
“Valutare alternative” è quanto chiede Silvia Piccinini, consigliera regionale M5s, che condivide i timori dei cittadini della frazione di Marzabotto. Il progetto, segnala la consigliera M5s, ha suscitato “molte preoccupazioni e ostilità da parte dei cittadini”. Per questo, la consigliera M5s chiede alla Regione “quali siano le prescrizioni tecnico-ambientali da rispettare” per quel sito e “se possano essere promosse altre ipotesi di utilizzo dell’area dell’ex cartiera Burgo per insediamenti produttivi, evitando comunque gli esiti negativi evidenti nel caso di un impianto di compostaggio quale quello descritto”.

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