Sappiamo tutto di norme igieniche e conosciamo a memoria tutti i modelli di mascherine presenti sul mercato. Chi di noi però ha pensato a come affrontare questa situazione dal punto di vista psicologico?
Nessuno di noi ha mai dovuto fronteggiare una situazione simile e ora che ci siamo dentro ci sembra tutto molto nuovo e confuso. Chi avrebbe mai immaginato una quarantena dovuta ad una pandemia? Probabilmente nessuno. Per questo la parola va all’esperta. Noi di Inside Out, un programma radiofonico dove cinema e psicologia si incontrano tutte le domeniche alle 17.30, abbiamo parlato con la dottoressa Tiziana Lo Nigro, psicologa psicoterapeuta, supervisore Emdr e responsabile della clinica del C.R.S.P. di Palermo.

Quarantena: come affrontarla

“Suppongo che tutti noi potremmo sperimentare sentimenti vari di ansia e angoscia, difficoltà ad addormentarsi e problemi legati alla regolare routine a cui siamo abituati – osserva Lo Nigro – Tutti noi dovremmo prestare attenzione ai segnali di concentrazione, problemi di memoria, immagini intrusive o la chiusura al dialogo, forse dovremmo chiedere aiuto”.

In linea di massima quali possono essere i consigli da dare in questo periodo per mantenere la propria routine e il proprio benessere psicologico?

“Innanzitutto rivolgersi solo a fonti ufficiali, cercare di non essere sempre esposti ai media e ai social. Scegliere eventualmente due momenti nella giornata per informarsi sugli aggiornamenti medici e
anche nei contesti di massima emergenza come questa, voglio sottolineare l’importanza di prendersi cura delle proprie abitudini e del nostro “tempo della cura”. Tutto ciò che è noto e prevedibile è un’ancora a cui appigliarci. Sicuramente utile è fare training autogeno o fare attività sportiva in casa affinché possiamo stancare anche il corpo e scaricarlo dall’alto stress. Rimaniamo in contatto con la nostra famiglia e i nostri amici e non aumentiamo l’isolamento nell’isolamento perché uscire un po’ dal timing della quarantena è necessario e utile”.

Dal punto di vista giornalistico crede che ci siano delle responsabilità nella gestione del panico?

“Naturalmente io non sono una giornalista ma mi rendo conto che i giornali hanno talvolta contribuito a generare il panico. Per questo il mio pensiero va ai più fragili, coloro che non riescono a difendersi dai mass media e dalla propaganda. La nostra emozione si attiva e si entra in un loop di angoscia e uno stato emotivo molto difficile da far rientrare. Invito quindi a coloro che sono preposti all’informazione, di fare attenzione perché dietro alla televisione a ad una fake news, ci sono delle persone che possono fare fatica a difendersi da questo surplus di informazioni”.

Quali sono le piattaforme che abbiamo a disposizione per chiedere un supporto di tipo psicologico?

“Prima di tutto mi viene da pensare al Consiglio Nazionale Ordine Psicologi che ha messo a disposizione una banca dati degli psicologi e psicoterapeuti che offrono supporto psicologico
gratuito on line. Poi “Psicoterapia Aperta”, un portale il cui obiettivo è rendere la psicologia accessibile a chi non ha le risorse economiche per accedervi, dove si trovano professionisti di tutta Italia a tariffe calmierate. E certamente l’Associazione EMDR Italia di cui faccio parte che si sta spendendo moltissimo per fornire supporto a tutto il territorio e a tutto il personale sanitario che lavora ogni giorno a contatto con una situazione difficile.”

Dottoressa, per terminare, c’è un messaggio che vuole lanciare a chi ci ascolta?

“Ciò che sicuramente consiglierei è il tempo della cura, quindi prendersi cura dello spirito come del fisico. Mi rivolgo anche alle istituzioni, la nostra categoria professionale è già stata riconosciuta tra i livelli essenziale di assistenza (LEA) e, soprattutto in tempi di emergenza, tale supporto dovrebbe essere sostenuto dal SSN e quindi gratuito per il cittadino. A chi lotta in prima linea, il mio consiglio è di provare a staccare la spina e soprattutto dove i segnali di un disturbo Post Traumatico da Stress, possono sorgere a distanza di qualche tempo, di chiedere prontamente aiuto perché loro sono coloro ai quali ci affideremo per il nostro futuro”.

L’intervista è finita, ma un pensiero continua a frullarci in testa: come saremo dopo la quarantena? La risposta ci arriva dopo poco in un flusso di pensieri.
Sicuramente non saremo gli stessi di prima, per questo ci auguriamo che tutti trovino il proprio “tempo della cura”: forse questo è quello che ci richiede la vita in questo momento. Buon tempo della cura a tutti.

La redazione di Inside Out

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