L’ignobile gesto di Matteo Salvini, che due giorni fa nel quartiere Pilastro di Bologna ha citofonato a casa di una famiglia tunisina chiedendo se era presente uno spacciatore, in realtà non è una novità. Anzi: è un vero e proprio format che alcuni esponenti politici praticano da tempo e che è stato mutuato da trasmissioni televisive come Striscia La Notizia o Le Iene.

Citofoni e giustizieri: un format rodato

Sulla questione è intervenuto a più riprese Leonardo Bianchi, giornalista di Vice, che da un lato ha raccontato una ricca casistica di esponenti politici che improvvisamente si trasformano in inviati di format televisivi, ma con piglio da giustiziere e dall’altro ha analizzato l’operazione mediatica che si compie, cercando di capire se effettivamente servizi di quel tipo raccontino la realtà e la sua complessità oppure se la banalizzino e la semplifichino per altri scopi.

“Questo metodo azzera completamente ogni complessità sociale – osserva Bianchi ai nostri microfoni – perché imita in maniera pedissequa format che distorcono la realtà, perché quello che fanno Brumotti o Capitan Ventosa (gli inviati di Striscia La Notizia ndr) non è indagare sulla complessità del traffico di droga, ma è piombare in un posto e additare alcune persone come criminali veri o presunti”.
Il risultato è che si consegna per ragioni di infotainment un’immagine dannata e senza scampo della realtà, in cui ogni quartiere con un minimo di problemi sociali diventa non redimibile e l’inviato con la telecamera interpreta il buono che fa giustizia da solo, producendo una facile indignazione nello spettatore a casa.

La congiunzione con la politica

Il metodo di Striscia La Notizia è perfettamente complementare con la propaganda di Matteo Salvini. A sostenerlo è lo stesso Bianchi, che da un lato spiega come, guardando il servizio, lo spettatore sia portato a pensare che tutto faccia schifo e che serva qualcuno che faccia piazza pulita, e dall’altro osserva che la stessa propaganda della Lega riprende i servizi di Brumotti e soci.
“Si tratta di un format che funziona perché risponde a delle logiche di intrattenimento facile – sottolinea il giornalista – ed essendo così famoso, viene ripreso e riproposto anche dalla politica”.

Tutta la questione, però, solleva una riflessione anche sul ruolo del giornalismo. Da un lato, infatti, nessun giornalista ha osato intervenire facendo domande durante il blitz di Salvini al Pilastro. Una rinuncia all’intermediazione giornalistica che di fatto riprende lo show così come pensato dai suoi ideatori, dallo staff di comunicazione di Luca Morisi.
Dall’altro, nei servizi di Striscia La Notizia, l’editore espone in continuazione i propri collaboratori ad aggressioni e insulti, fino al punto da rendere l’aggressione al giornalista stesso la notizia e non il tema che si dice di voler raccontare. “Quello non è giornalismo, è un’altra cosa”, conclude Bianchi.

ASCOLTA L’INTERVISTA A LEONARDO BIANCHI: