La multinazionale che ha rilevato il noto marchio di chiavi e serrature annuncia un piano di strutturazione che prevede il licenziamento di 258 lavoratori e la delocalizzazione dove la manodopera costa meno. I bilanci sono positivi, ma la proprietà vuole superare il 10% di utile. Lo stabilimento di Faenza di mobilità per scongiurare il rischio chiusura. Sabato una manifestazione con Maurizio Landini.

Se controllate il vostro mazzo di chiavi, ci sono altissime probabilità che fra esse ce ne sia almeno una a marchio “Cisa“. La noto fabbrica di chiavi e serrature, infatti, da settant’anni è leader nel settore. Un primato tutto italiano che ora rischia di essere messo in discussione dalle scelte della proprietà, una multinazionale che qualche anno fa ha rilevato il marchio.

258 esuberi e la delocalizzazione della produzione dove la manodopera costa meno. È questa l’operazione che l’azienda vorrebbe portare a termine, ma non per problemi dovuti alla crisi economica. Gli ultimi bilanci, infatti, segnano un +2-3% di utile, nonostante la crisi e nonostante la mancanza di investimenti sui macchinari, ma la multinazionale vorrebbe arrivare a ricavi sopra il 10%, per cui pensa di risparmiare sul costo del lavoro, probabilmente delocalizzando in Turchia dove ha già uno stabilimento.

L’annuncio è arrivato una quindicina di giorni fa ed è stato una doccia fredda per i lavoratori faentini. La città romagnola è già provata per la crisi nel settore manifatturiero, con 1700 posti di lavoro bruciati dal 2008 ad oggi, tra cui quelli della Omsa.
Perdere altri 250 posti, metà dei dipendenti impegnati nello stabilimento, porterebbe un ulteriore danno consistente all’economia cittadina.

Delocalizzando la produzione, secondo il sindacato, si rischia di perdere anche il know how dell’azienda, distruggendo 70 anni di storia.
“Noi pensiamo che molte delle colpe sono imputabili al management – osserva Medardo Alpi della Fiom – Con la sostituzione dei dirigenti ogni due anni, abbiamo subito continui cambi di metodologie di produzione. Ciò, unito alla mancanza di investimenti, ha portato alla situazione attuale”.

“Fino a due settimane fa – spiega Alpi – la proprietà diceva che va tutto bene, mentre al tavolo con il Mise ha annunciato i tagli”.
Il prossimo 16 luglio ci sarà un nuovo incontro, in cui la multinazionale dovrà presentare un piano industriale complessivo, su richiesta delle Istituzioni stesse.
Intanto sabato prossimo, a Faenza, si terrà una manifestazione a cui parteciperà anche il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini.
L’obiettivo è accendere i riflettori sulla Cisa, chiedendo anche il sostegno dei cittadini di Faenza.

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