Le “Voci dal mondo invisibile” tornano a farsi sentire nella quattordicesima edizione del Terra di Tutti Film Festival, in programma dal 6 all’11 ottobre. La prima novità che salta all’occhio nella nuova edizione del festival di cinema sociale di WeWorld e Cospe è il formato. Come è successo ad altri festival, la pandemia ha prodotto innovazione e, oltre che nelle sale cinematografiche e in altri luoghi della città, il programma del Ttff2020 si compone anche di una ricca parte online.
“Siamo rimasti in ballo a lungo per capire se avremmo potuto realizzare il festival e alla fine ne facciamo due, uno in presenza e uno in streaming”, osserva ai nostri microfoni il direttore artistico Jonathan Ferramola.

I numeri del festival come sempre restituiscono la dimensione del lavoro svolto dagli organizzatori: 30 film e 11 tra corti e animazioni provenienti da 22 Paesi nel mondo, 4 premi e una menzione e tanti incontri, masterclass, conferenze, performance, webinar in diversi luoghi della città, ma anche in streaming.
“Diamo voce alle persone con cui le ong lavorano”, ha sintetizzato Dina Taddia, consigliera delegata di WeWorld.”È più che mai importante che Bologna sia un punto di discussione sulle grandi crisi del nostro tempo – le fa eco l’assessore comunale alla Cultura Matteo Lepore – non solo quella sanitaria, ma anche quella di democrazia e quella climatica”.

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Cinema sociale: i riflettori si accendono sul mondo invisibile

Nelle parole del direttore artistico Ferramola, lo streaming delle proiezioni dei film – realizzato grazie alla collaborazione con OpenDdb – non è solo una necessità dettata dalla pandemia, ma anche un’occasione per raggiungere nuovi pubblici anche oltre il territorio bolognese.
Un’attenzione che copre due diversi aspetti. Da un lato la volontà di sensibilizzare sempre più persone sui temi che trovano spazio nel festival, dall’altro il tentativo di aiutare la distribuzione di prodotti cinematografici di alta qualità, realizzati con produzioni piccole e medie, che faticano a vincere il monopolio della distribuzione cinematografica italiana e spesso vengono snobbati dalle televisioni, anche se su questo versante, grazie alla Rai, qualcosa si sta muovendo.

Tra le location fisiche del festival si confermano i partner degli anni scorsi, dall’immancabile Cinema Lumière al Cinema Tivoli, che sostituisce il Galliera in ristrutturazione, dall’Odeon a Vag61.
In questi luoghi e sul web il focus sarà quello classico del Terra di Tutti: le grandi questioni sociali che investono il mondo, le emergenze, le crisi e i diritti negati.
“A livello filmico è la classica carrellata caleidoscopica – sottolinea Ferramola – che parla di diritti di genere, di lotte e resistenze di popoli abbandonati, parla di resilienza ambientale, di migrazioni climatiche e conflitti latenti, di diritti umani intesi come libertà individuale, di movimento e di cittadinanza”.

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Gli eventi off del festival

Il Terra di Tutti, però, non è solamente un festival cinematografico. A trovare spazio sono anche le performance, come Displacement (9 ottobre), un’azione performativa collettiva sulle conseguenze dei cambiamenti climatici, curata dall’artista Andreco.
Il festival si aprirà il 6 ottobre in Cappella Farnese con “Afrofobia – l’eredità di Mauro Valeri“, un seminario di formazione rivolto ai giornalisti. “Parleremo del razzismo che si accanisce particolarmente sugli afrodiscendenti – spiega ai nostri microfoni Udo Enwereuzor di Cospe – in memoria di un nostro amico, il sociologo Mauro Valeri, scomparso a 59 anni. Dalle questioni italiane, esplose con i Traini e la caccia ai neri a Macerata, inseguendo l’onda lunga delle proteste di Black Lives Matter”.
Tra gli eventi collaterali ci sarà anche un approfondimento sull’Amazzonia, in cui si parlerà di quello che sta succedendo nel grande polmone del pianeta e le trasformazioni rapide e degenerative che sta subendo.

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Le narrazioni delle migrazioni saranno al centro di una conferenza prevista l’8 ottobre in Cappella Farnese, intitolata proprio “Media e migrazioni: analizzare i linguaggi e trovare nuove narrazioni”, in cui interverranno ospiti italiani e internazionali. “Durante l’iniziativa faremo un focus particolare su come questi temi sono stati percepiti durante l’emergenza Covid”, sottolinea Giorgia Bailo di WeWorld.
Il Terra di Tutti Film Festival è anche l’occasione per le due ong organizzatrici per fare il punto sul lavoro svolto, che attiene la cooperazione internazionale, ma anche progetti di sensibilizzazione su tematiche ambientali, diritti umani e questioni di genere.
Tra questi il progetto paneuropeo partito da poco “Climate of change“, per riflettere insieme ai ragazzi, informarli e attivarli sui temi della giustizia climatica e la giustizia sociale.

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Il programma completo del festival è disponibile qui.