Sono passati due mesi da quanto si è accesa la miccia delle proteste sociali in Cile. Era infatti attorno alla metà di ottobre che prima gli studenti, poi lavoratori e lavoratrici, cittadini e femministe sono scesi in piazza e hanno cominciato un’autentica rivolta contro il sistema economico e di potere sostenuto e incarnato dal presidente Sebastián Piñera.
Le forti proteste hanno portato a spostare il vertice dell’Onu sul clima, la Cop25, e a cancellare tutta una serie di iniziative che erano in calendario.

La repressione ordinata dal governo è stata durissima, al punto che Amnesty International, in un rapporto dello scorso novembre, ha affermato che “Le forze di sicurezza sotto il comando del presidente Sebastián Piñera – principalmente le forze armate e i carabineros (la polizia nazionale) – sono responsabili di attacchi generalizzati e dell’uso di una forza non necessaria ed eccessiva con l’obiettivo di colpire e punire i manifestanti. (…) Migliaia di persone sono state torturate, sottoposte a maltrattamenti o ferite in modo grave”.
Proprio Amnesty International, insieme alla Rete Internazionale “Chile Despertó”, ha organizzato per domani, venerdì 20 dicembre, alle 18.00 presso la sala “Casa dell’Angelo” di via San Mamolo 24, un appuntamento intitolato “Cile 2019: la lotta di un popolo“.

Cile due mesi dopo: la repressione continua

A raccontare la situazione attuale in Cile ai nostri microfoni è David Muñoz Gutierrez, esule cileno che sta a Bologna. “La situazione è drammatica, la repressione continua, i feriti e gli incarcerati sono migliaia – osserva Gutierrez – Sono oramai più di trecento le persone che hanno perso un occhio a causa dei proiettili di gomma sparati dalla polizia”.
Una repressione nelle strade a cui fa seguito una criminalizzazione legislativa. “Il Parlamento sta discutendo e approvando i progetti di legge passati dal presidente Piñera che puniscono con cinque anni di carcere chi lancia un sasso, blocca il traffico o occupa una scuola”.

Le riforme sociali promesse dopo l’inizio delle proteste dallo stesso presidente cileno non si vedono o vengono varati dei palliativi inconsistenti, come la proposta di aumentare le pensioni, ma solo agli over 80. L’abbassamento del prezzo dei farmaci, la riforma della sanità e dell’istruzione e altre richieste della piazza, invece, non sono stati tradotti in legge.
Anche il processo per arrivare a una nuova Costituzione, che sembrava essere la chiave per sbloccare e risolvere la situazione, si è arenato in Parlamento, a causa dell’ostruzionismo della destra. In particolare, la rappresentanza delle donne e delle minoranze etniche non verrebbe garantita in una nuova Costituente.

ASCOLTA L’INTERVISTA A DAVID MUÑOZ GUTIERREZ: