Una raccolta fondi per andare incontro ai grandi bisogni che questa epidemia ha causato, a partire da quello più basico: il cibo. È l’iniziativa dell’associazione italo-marocchina Sopra i Ponti che durante questa crisi, che coincide anche con il ramadan, pensa ai profughi soli senza documenti e senza tetto e alla loro possibilità di mangiare. La chiusura delle moschee e le ristrettezze dettate dalle conseguenze economiche del lockdown hanno ostacolato le donazioni, per cui si è reso necessario fare appello alla solidarietà di tutti.

Cibo, la solidarietà di Sopra i Ponti

“Quattro anni fa un’associazione che soccorreva i profughi senza documenti di passaggio a Bologna, iniziava ad organizzare l’iftar (pasto di rottura del digiuno di ramadan) in forma conviviale e spontanea aggregando via via diverse donne marocchine che si offrivano di cucinare dentro la struttura o portavano cibo già pronto”, si legge nella presentazione della raccolta fondi.
Una solidarietà nata per vie amicali che è diventata tradizione e che ha permesso a un centinaio di profughi di sfamarsi ogni sera. I donatori erano persone e famiglie private, soprattutto musulmane e soprattutto donne, ma non solo, coinvolte col passaparola.

Il lockdown ha però complicato tutto. Il locale che ospitava gli iftar a Bologna è chiuso e i raduni impossibili, dal momento che le restrizioni impediscono di radunare tutti intorno ad una tavola. Le moschee, luogo dove le persone portavano il cibo già cucinato, sono chiuse e molte famiglie che negli anni precedenti cucinavano ora sono in difficoltà.
La rete solidale, però, non si è persa d’animo e ha pensato ad un’alternativa: “i volontari porteranno il cibo nei dormitori e nei luoghi di aggregazione dei giovani soli senza documenti e senza tetto – si legge ancora nella presentazione – grazie all’attivismo diffuso di tante donne marocchine che si sentono un po’ ‘mamme’ dei giovani emarginati, e di alcuni profughi che non hanno dimenticato i gesti di solidarietà nei loro confronti”.

Per una compartecipazione della solidarietà è stata quindi lanciata la raccolta fondi sulla piattaforma Gofundme, intitolata “Cibo. Dall’emergenza alla solidarietà nel lockdown”, che si pone l’obiettivo di raccogliere 5mila euro entro il 27 maggio.
Un’iniziativa analoga è stata lanciata anche in Marocco, dove la numerosa comunità subsahariana oggi fatica a trovare da mangiare. Molte donne facevano le pulizie nelle case marocchine, ma ora con il lockdown hanno perso le loro poche entrate. Per questo chi può, oltre al sostegno per l’iniziativa italiana, può dare un aiuto con una donazione del valore di un pacco di alimenti destinato in Marocco.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MERYEM DI SOPRA I PONTI: