Alla fine la crisi c’è stata. Per due volte il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha chiesto la fiducia al Parlamento, per due volte l’ha ottenuta – ma all’ultimo giro con risultati più che insoddisfacenti – e per due volte è salito al Colle a consegnare le sue dimissioni al Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella, grande sponsor di questo governo e avversario delle elezioni anticipate, non ha potuto far altro che prendere atto. L’esecutivo rimane in carica per il solo disbrigo degli affari correnti, e i partiti scaldano i motori in vista delle urne.

Gli scossoni di questa caduta imprevista si fanno sentire su tutto l’arco parlamentare. Da un lato il Movimento 5 Stelle, che la crisi la ha aperta lamentando l’incompatibilità politica con le scelte del governo, sembra improvvisamente distante anni luce dal Partito Democratico, col quale negli ultimi due anni aveva coltivato un rapporto che doveva concretizzarsi in un’alleanza elettorale. Dall’altra il centordestra, che unito ha negato la fiducia al premier, assiste alla spaccatura del suo lato centrista rappresentato da Forza Italia. Maria Stella Gelmini e Renato Brunetta, un tempo berlusconiani di ferro, hanno lasciato il partito.

Le pagelle della crisi politica

«Innanzitutto perde il Paese» è netto il giudizio del politologo e ricercatore dell’Istituto Cattaneo Marco Valbruzzi. «Poi, è chiaro che il centrodestra è più compatto della sinistra, e si è reso conto che, visto il vantaggio che i sondaggi gli assegnano, era un momento favorevole per andare al voto. Più complessa la situazione dall’altro lato, dove il centrosinistra appare diviso in tre spezzoni – Partito Democratico, centro e sinistra – con l’incognita del Movimento 5 Stelle».

Nella giornata di ieri sembra essersi rotto il cosiddetto «campo largo», l’alleanza strutturale tra democratici e pentastellati. C’è spazio per un terzo polo a guida Conte indipendente dal centrosinistra? «Il problema è che i terzi poli in competizione sono tanti. C’è quello di Calenda, quello di Renzi, quello di Di Maio e degli ex-5 Stelle. La vera strategia che rimaneva al Movimento era l’alleanza col Partito Democratico, e Conte, che pure la voleva, si è autosabotato con questa crisi. Per questo l’ex premier è per me uno dei veri sconfitti di questa settimana»

E Draghi come ha gestito la crisi, chiediamo. «Sia Conte sia Draghi sono figure con background non strettamente politici. Il primo ha evidentemente pagato il prezzo della sua inesperienza. Il secondo ha voluto fare fino in fondo il non-politico – d’altronde proprio con questo ruolo era stato chiamato a Palazzo Chigi, per le garanzie che dava a livello internazionale. L’unico momento in cui ha giocato la carta della politica è stato il discorso al Senato, quando si è fatto forte degli appelli a lui rivolti moltiplicatisi nelle ultime ore. Ecco, l’appello agli italiani non gli è uscito bene, non gli appartiene, e probabilmente lo ha reso ancora più inviso a 5 Stelle e Lega».

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Verso le urne

Intanto l’Italia si avvia alla prossima tornata elettorale. Ma lo scenario delle coalizioni è ancora confuso, e fare previsioni sul risultato finale potrebbe risultare prematuro. «Gli ultimi sondaggi risalgono a qualche giorno fa, e non tengono conto degli ultimi sviluppi. Sicuramente il centrodestra è favorito, e al suo interno Fratelli d’Italia fa la parte del leone» a parlare ai nostri microfoni è Lorenzo Pregliasco, sondaggista di YouTrend. «Dall’altro lato non sappiamo ancora come si articoleranno le coalizioni, dettaglio non da poco visto che i collegi uninominali assegnano circa un terzo dei seggi. Il fatto che i 5 Stelle corrano da soli o meno, ad esempio, avrà un grosso impatto sull’esito delle elezioni».

Il commento di Pregliasco è improntato alla massima prudenza. «Noi diamo giudizi a distanza di due mesi dal voto, ma ancora dobbiamo vedere i prossimi avvenimenti, l’intera campagna elettorale. Insomma, molto può ancora succedere».

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Lorenzo Tecleme