Questo il tema dell’incontro di Internazionale Il deficit di democrazia in Europa, svoltosi nel pomeriggio di sabato nell’aula magna della Facoltà di Giurisprudenza di Ferrara.

A primo avviso la risposta sembrerebbe semplice: i poteri finanziari. Ed è proprio quella data da Dimitri Deliolanes della greca Ert tv, che ha aggiunto però che questo è l’esito “di una sorta di rinuncia, da parte delle classi dirigenti dei vari stati, a decidere le politiche economiche”. Risultato: “l’economia reale ha dovuto cedere il passo a quella finanziaria”, ma poi la crisi di quest’ultima ha travolto anche la prima. Tuttavia questa risposta è, appunto, fin troppo semplice, almeno a parere di Ferdinando Giuliano del Financial Times. Secondo lui bisognerebbe rovesciare i due fattori: “in Europa contano i mercati perché c’è un deficit istituzionale”, quindi “è necessario equilibrare i vincoli economici con un processo di sviluppo politico e di creazione di istituzioni”, in altre parole arrivare ad una “unione politica”. Eric Jozsef, invece, ha ribaltato completamente la prospettiva: “Chi comanderebbe oggi senza l’Europa? Cosa sarebbe oggi dell’Italia, della Spagna, della Grecia, ma anche della Francia senza l’Europa”, in sostanza “meno male che c’è l’Europa”. Anche Eric però alla fine ha dovuto ammettere che, fra gli stati membri, ad essere largamente predominante è la Germania e, secondo lui, proprio qui sta il punto: la Germania “non ha una visione europea”. Lucio Battistotti, che a Bruxelles ci lavora dato che fa parte della Commissione Europea, ha sottolineato un ulteriore fattore: “manca la partecipazione democratica, negli stati membri prima che in Europa”.

Maggio 2014 e le elezioni per il Parlamento di Strasburgo sono sempre più vicino. A questo punto, per Battistotti, dobbiamo farci due domande “rischiose ma necessarie”: “Che Europa vogliamo e per fare cosa?”. Domande che diventano fondamentali soprattutto di fronte al sopravanzare in tutti gli stati membri di movimenti antieuropeisti o quantomeno euroscettici, da Alba Dorata in Grecia al Movimento 5 Stelle in Italia, al movimento tedesco che alle ultime elezioni ha sfiorato il 5% rischiando di entrare in Parlamento. Anche Giuliano considera queste elezioni un momento cruciale: “il Parlamento europeo è lo strumento che i cittadini hanno per influenzare le decisioni che vengono prese”, perciò “se non facciamo nostro questo strumento, diventa difficile poi lamentarsi della lontananza” delle decisioni di Bruxelles. È però ancora Eric Jozsef a portare un contributo nuovo al dibattito affermando che, di fronte ai cambiamenti demografici ed economici mondiali, non possiamo più chiederci se ci conviene o meno fare l’Europa: la Rivoluzione Francese o il Risorgimento Italiano non sono stati fatti perché conveniva, o almeno non solo. “Dobbiamo pensare che abbiamo una storia comune, ma soprattutto un destino, un futuro comune”, l’Europa cui aveva pensato Jean Monnet non può essere solo una questione di moneta e di accordi finanziari, siamo noi cittadini europei: per questo dobbiamo “ripensare a cosa vogliamo fare insieme” perché è “un’avventura collettiva da costruire insieme”.

Federica Pezzoli