Era il 7 gennaio 2015 quando due terroristi entrarono nella redazione parigina di Charlie Hebdo, la rivista satirica francese, uccidendo dodici tra vignettisti e giornalisti, tra cui il direttore Charb. L’attentato fu poi rivendicato da Al Qaeda e compiuto materialmente dai fratelli Saïd e Chérif Kouachi.
A cinque anni di distanza, questo pomeriggio, alle 18.00, presso Al Pradèl in via del Pratello 96, ci sarà un aperitivo per ricordare quei fatti e celebrare la satira. Ad organizzarlo è l’associazione Victor Serge in collaborazione con la rivista Zona Letteraria, di cui verrà presentato l’ultimo numero proprio incentrato sulla satira.

Charlie Hebdo: una satira che infastidiva molti

“La strage di Charlie Hebdo è stato abbastanza rimosso dalla memoria collettiva – osserva ai nostri microfoni Michele Terra dell’associazione Victor Serge – In realtà parlare di Charlie Hebdo significa parlare anche dell’attualità politica internazionale, perché quella strage è stata l’inizio di una catena di attentati che sono avvenuti soprattutto in Francia, ma significa anche parlare di una rivista satirica molto schierata a sinistra”.
Terra ricorda come la rivista nasca dall’onda lunga del Sessantotto francese, recuperando in parte la tradizione libertaria, rivoluzionaria, anarchica e comunista, incarnata anche dalle collaborazioni che i suoi vignettisti, come il direttore Stéphane Charbonnier (Charb) e Georges Wolinski, avevano con altre testate o realtà della sinistra radicale.

“Dovrebbe far riflettere il fatto che gli estremisti islamici, in Europa, o colpiscono a caso o, quando colpiscono un simbolo politico, lo fanno a sinistra, mica colpiscono l’estrema destra anti-islamica e razzista”, sottolinea Terra.
Quando ci fu la strage, in Italia ma non solo si aprì un feroce dibattito sulla satira e ci fu anche chi puntò il dito contro le vittime della strage, accusandole di avere esagerato con le vignette, di aver provocato: in sostanza di essersela cercata.
“A livello internazionale – ricorda l’esponente della Victor Serge – a festeggiare per la strage non fu solo l’estremismo islamico, ma anche quello cattolico, proprio perché Charlie Hebdo faceva satira da una prospettiva laica e non ha mai condotto guerre sante”.

La satira oggi non se la passa bene

“Ieri – ha scritto Riss, il direttore attuale di Charlie Hebdo, nel suo editoriale commemorativo – dicevamo ‘merde’ a Dio, all’esercito, alla Chiesa, allo Stato. Oggi, bisogna imparare a dire ‘merde’ alle associazioni tiranniche, alle minoranze narcisistiche, ai bloggers che ci bacchettano come maestrine. Oggi, il politicamente corretto ci impone ortografia di genere, ci sconsiglia di usare parole che potrebbero disturbare”.

La fotografia fatta dal direttore della rivista trova d’accordo gli organizzatori dell’aperitivo di questo pomeriggio. “Lo stato della satira nel nostro Paese è semi-comatoso – afferma Terra – un po’ perché non abbiamo più grandi disegnatori e intellettuali come ci sono stati in Italia e in Europa negli ultimi trenta o quarant’anni, un po’ perché il pubblico chiede poco questo prodotto. Basti pensare che ci si scandalizza molto per alcune cose che appaiono in rete o che ha pubblicato lo stesso Charlie Hebdo, ma anni fa ‘Il Male‘, in pieno sequestro di Aldo Moro, pubblicò la foto del rapito in mano alle Br con la scritta ‘Scusate, abitualmente vesto Marzotto’. Se succedesse oggi saremmo tutti ghigliottinati”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MICHELE TERRA: