La Cgil proclama una giornata di sciopero dei settori produttivi per il 20 maggio. Sul tavolo le questioni della ripresa economica e occupazionale, la proroga della cassaintegrazione in deroga e la riforma delle pensioni.

Sciopero dei settori produttivi indetta dalla Cgil per il 20 maggio. A partecipare saranno tutte le città emiliano-romagnole. A Bologna è previsto un corteo dalla BredaMenarini Bus, che si concluderà davanti alla sede Rai e a cui parteciperà il segretario regionale Vincenzo Colla. A Casalecchio la manifestazione si concluderà di fronte al comune, dove prenderà la parola il segretario della Camera del Lavoro metropolitana Maurizio Lunghi.

“L’obiettivo – spiega Lunghi ai nostri microfoni – è quello di sostenere la ripresa, che manca, e la cassaintegrazione in deroga che rischia di saltare” oltre che “la riforma delle pensioni dopo la sentenza della Corte Costituzionale“.
La Cassaintegrazione in deroga è in scadenza il 31 maggio e la richiesta di una proroga al 31 dicembre non abbia ancora ricevuto una risposta dalla Regione. I lavoratori in cassaintegrazione in deroga, rivela Lunghi, sono “olre 2300 solo per Bologna e oltre 20mila su scala regionale”. Allarmanti anche i dati sulla disoccupazione, che secondo via Marconi coinvolge circa 95mila persone solo a Bologna.

Il segretario regionale Vincenzo Colla denuncia una situazione di sostanziale stabilità della disoccupazione, che non accenna a diminuire nonostante la guerra di cifre scatenatasi in questi giorni sui giornali

Lo sciopero del 20 maggio intende anche “rilanciare la battaglia della riforma della scuola e costringere il governo a rivedere la sua posizione che è ancora incline a non voler aprire nessun confronto con le organizzazioni sindacali”, conclude Lunghi.

Le federazioni Cgil parteciperanno allo sciopero con durata e mobilità propri. In alcune piazze ha aderito anche la Uil. Dalla Camera del Lavoro spiegano come la scelta della data non sia casuale. Il 20 maggio del 1970 entrò infatti in vigore lo Statuto dei lavoratori, mentre nello stesso giorno, nel 1999, fu ucciso il giuslavorista Massimo D’Antona.