Gruppi: atto politico e di denuncia

Danilo Gruppi, segretario regionale della Cgil di Bologna, non si ricandiderà per un secondo mandato, in seguito al dissenso e ai malumori interni venuti a galla al Congresso. Gruppi sottolinea come il suo sia un modo per mettere in guardia il sindacato da due pericoli: “Un ripiegamento identitario, se non autistico, e dinamiche non trasparenti”.

Il segretario Cgil Gruppi ha ritirato la sua candidatura ad un secondo mandato alla guida della Camera del lavoro. Incontrando la stampa questa mattina Gruppi ha definito il suo gesto “un atto politico forte” e un “segnale di stile”, che tuttavia porta con sé anche un deciso elemento di denuncia nei confronti del gruppo dirigente. Sono due i pericoli da cui Gruppi intende mettere in guardia i vertici Cgil. Il primo è una “deriva fondamentalista, che finisce per trasformare il dissenso in un ripiegamento identitario, al limite dell’autismo, incapace di cercare e trovare punti di contatto con le posizioni altrui”. Atteggiamento che “porta a una battaglia di principio e non più di merito”, quando invece andrebbe “preservata l’unità fra i diversi”.

Il secondo elemento critico, secondo Gruppi, risiede in “dinamiche non trasparenti” che inquinano la discussione e che “non fanno onore alla Cgil, sono miserie umane”. Il segretario uscente sottolinea più volte l’importanza di portare avanti battaglie a viso aperto, e la necessità che “la Cgil deve stare insieme per tenere insieme”. Tenere insieme il mondo del lavoro, sempre più frammentato e diviso: per questo – dice Gruppi – “dobbiamo essere i primi a rimanere insieme. La divisione, mai come ora, è un errore tragico per la Cgil, un rischio sia per Bologna che in ambito nazionale”.

Nonostante il forte strappo all’interno dell’organizzazione sindacale, per Gruppi “la Cgil non è nel caos” e, riguardo al prossimo futuro, “continuerà a fare il suo lavoro occupandosi dei problemi delle persone, lavoratori e pensionati”. Tuttavia Gruppi non nasconde il fatto che il sindacato stia attraversando una “crisi di rappresentanza”, e che l’unico modo per venirne fuori sia “fare quello che una grande organizzazione sindacale è chiamata a fare: mettersi lì e risolvere i problemi”.

Andrea Perolino