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Il tesseramento della Cgil Emilia-Romagna chiude il 2016 in positivo. Resta consistente la rappresentanza tra i lavoratori attivi, aumentano i tesserati nei settori precari, ma si registra una flessione fra metalmeccanici, edili e pensionati. In vista dei referendum sull’abolizione dei voucher e sulle responsabilità degli appalti, il sindacato è preoccupato per il record di ricorso alla cassa integrazione straordinaria.

Si è chiuso con un incremento dello 0,09% il bilancio iscritti 2016 della Cgil Emilia-Romagna. Sono, per l’esattezza, 771 i tesseramenti in più rispetto al 2015, a conferma di un trend positivo che riguarda diverse sezioni e categorie.
I lavoratori attivi, che rappresentano il 44% totale degli iscritti, sono aumentati dello 0,7% nell’ultimo anno. Di questi, gli under 35 costituiscono il 18,2% (+0.1% rispetto al 2015), oltre 7mila dei quali rappresentati da Nidil (Nuove identità di lavoro) e quindi rientranti nella categoria lavoratori atipici (precari, soggetti a collaborazione con partita Iva, voucheristi, lavoratori in appalto).

Un incremento dell’1,9% si riscontra anche tra gli iscritti stranieri, che costituiscono un quarto del totale (22,2%). Sono oltre 60 mila gli stranieri provenienti da paesi extra-europei, la maggior parte dei quali impiegati in settori quali trasporti, edilizia, e industria agricola.

“La Cgil è reattiva e presente sul territorio, ed è in qualche maniera la fotografia di ciò che sta accadendo nella nostra organizzazione del lavoro in Emilia-Romagna” sostiene il segretario Luigi Giove, il quale commenta così uno dei pochi dati in riflusso, quello dei pensionati: “Registriamo una piccola flessione nelle iscrizioni tra i pensionati, ma questo deriva dall’andamento della riforma Fornero, che ha sostanzialmente impedito a molte lavoratrici e molti lavoratori di accedere alla pensione”.

Analizzando i dati sui tesseramenti, il segretario Giove parla di un forte riscontro della crisi tra gli occupati in determinati settori occupazionali. La crescita degli iscritti riguarda principalmente il settore dei servizi (Filcams), mentre si riscontra un netto calo in alcuni rami del secondario come quello edile, metalmeccanico, e l’industria manifatturiera.

Lo stato di emergenza occupazionale nell’industria tradizionale è fotografato dalla Cgil in termini di numeri vertiginosi che riguardano il ricorso alla CigS (Cassa integrazione straordinaria) nelle province di Bologna, Ravenna, Modena e Reggio Emilia. Sono oltre 36 milioni e 600 mila le ore totali ammortizzate in regione nel 2016; peggio è stato fatto solo nel 2014 e del 2010 (rispettivamente 37,2 e 38,2). A Bologna il primato regionale con più di 9 milioni e 700 mila ore, mai così tante dall’inizio della crisi.

Secondo Luigi Giove, esiste un rischio concreto che in autunno, dopo la metà dell’anno corrente, le ore di cassa integrazione si trasformino in ondate di licenziamenti: “Abbiamo intenzione di mettere in campo tutta la nostra iniziativa contrattuale, vertenziale e di dialogo anche con le forze di governo locali e nazionale per contrastare quest’ipotesi che sarebbe devastante dal punto di vista sociale in questa regione”.
Il segretario del sindacato parla, quindi, di questo record annuale nell’ammortizzazione delle ore lavorative come di un dato preoccupante che indica il riemergere di elementi di criticità che riguardano una fetta importante dell’assetto produttivo della regione, il cui bilancio di Pil resta in attivo solo grazie all’export.

Commentando l’andamento positivo nei tesseramenti di lavoratori precari, non contrattualizzati o con contratti sfavorevoli, il segretario Cgil Emilia-Romagna ribadisce l’impegno del sindacato nella campagna referendaria Libera il lavoro, che prevede due referendum abrogativi entro la prima metà dell’anno.

Sono due i referendum sui quali chiediamo di esprimersi favorevolmente – spiega Giove – e riguardano l’abolizione dei voucher, la forma più odiosa di precariato che prevede l’esclusione di diritti contrattuali, retributivi e salariali, e la responsabilità negli appalti, perché non può essere che un’impresa affidi un lavoro a soggetti terzi e poi non si occupi del fatto che i lavoratori vengano retribuiti, che vengano rispettate norme sulla sicurezza, e che avvengano per davvero i contributi”.

Intanto, da oggi, Cgil ha reso disponibile un portale di rendicontazione online sul proprio bilancio sociale di rappresentanza (http://bilanciosocialecgil.it/emilia-romagna), realizzato da Refe-Strategie di sviluppo responsabile. Tramite questa finestra è possibile consultare i dati su categorie, Camere del lavoro territoriali e servizi in generale, al fine di favorire una maggiore trasparenza e fiducia tra istituzioni e cittadinanza.

Cristiano Capuano