La Regione Emilia Romagna ha dato il via libera al protocollo per la riapertura dei centri estivi a partire dall’8 giugno. Si tratta della fine di un percorso che ha coinvolto enti locali, enti gestori, coordinamenti pedagogici territoriali, esperti universitari e sanità pubblica e anche i sindacati, per arrivare alla definizione di norme che permettano di aprire i servizi educativi in sicurezza, consentendo anche ai genitori di tornare al lavoro.
“Il tema era trovare un punto di equilibrio tra il diritto alla socializzazione e all’educazione e la tutela della salute”, osserva ai nostri microfoni la vicepresidente della Regione, Elly Schlein.

Ancora esclusi, per il momento, sono i servizi rivolti ai bambini da zero a tre anni, ma Schlein sta sollecitando il governo e soprattutto il comitato tecnico-scientifico e auspica che si possano trovare soluzioni nel breve periodo, per non dover lasciare le famiglie ad aspettare settembre.

Centri estivi: le nuove regole

Il protocollo regionale, approvato ieri, attende ora di diventare operativo grazie ad un’ordinanza del presidente Stefano Bonaccini. Fra le principali misure adottare vi sono le attività da svolgersi preferibilmente all’aperto, l’organizzazione di bambini e adolescenti in piccoli gruppi seguiti sempre dagli stessi educatori senza mescolanze, le entrate e le uscite scaglionate, il triage all’ingresso, l’attenzione ai contatti, la pulizia e disinfezione costante degli ambienti e dei materiali.

In particolare, i genitori dovranno portare i figli ai centri con orari differenziati per evitare l’affollamento. I punti di accoglienza dovranno essere all’esterno della struttura, per evitare l’ingresso degli adulti nei luoghi dove si svolgono le attività. Il triage prevede che venga chiesto all’accompagnatore se il bambino ha avuto febbre, tosse, difficoltà respiratoria, ma non è richiesto il certificato medico per la frequenza del centro estivo. Prima dell’accesso all’area è possibile effettuare il controllo della temperatura, sia per gli educatori che per i bambini, per i quali dovrà anche essere prevista la possibilità di lavarsi, procedura obbligatoria in ingresso e in uscita. Tutti gli operatori, e i bambini, dovranno indossare la mascherina.

L’accesso alle attività sarà per piccoli gruppi di età omogenea, con un rapporto numerico minimo fra operatori, bambini e adolescenti diverso in relazione all’età dei partecipanti. Allo stesso tempo è richiesta la presenza di un responsabile con ruolo di coordinatore in possesso di una formazione specifica. È consentito il coinvolgimento di volontari di almeno 16 anni, opportunamente formati, che operano sotto la supervisione del responsabile del Centro ma non concorrono alla determinazione del rapporto numerico del gruppo.
È inoltre possibile prevedere che enti gestori e famiglie condividano un patto di responsabilità reciproca in cui dichiarino di essere informati e consapevoli dei possibili rischi di contagio da virus Covid-19 derivanti dalla frequenza dei luoghi di attività, e delle misure di precauzione e sicurezza indicate.

Per quanto riguarda lo svolgimento delle attività, sono consigliate quelle all’aria aperta per garantire il necessario distanziamento fisico, e una adeguata areazione degli ambienti chiusi, tenendo aperte le finestre. Sarà necessario individuare una pluralità di spazi, con un’attenta valutazione dell’adeguatezza dal punto di vista della sicurezza, utilizzando le potenzialità di accoglienza di spazi per l’infanzia e delle scuole o altri ambienti similari.
Il documento contiene inoltre indicazioni sullo svolgimento in sicurezza dell’esercizio fisico, in particolare dei giochi motori per i bambini tra 3 e 11 anni.

Un percorso analogo è possibile anche per la scuola in presenza

Schlein auspica che un percorso analogo a quello che ha portato al protocollo per l’apertura dei centri estivi possa essere adottato anche per la riapertura delle scuole a settembre in presenza. Quest’ultimo è uno dei temi caldi, molto sentito dalle famiglie, che non riescono ad immaginare di dover compiere nuovamente, anche se parzialmente, lo sforzo per l’assistenza ai figli nella didattica a distanza e per il loro accudimento che hanno compiuto durante il lockdown.
“Ci sono delle esperienze preziose anche nella nostra regione di scuole all’aperto – sottolinea la vicepresidente – Ci piace pensare di poter uscire da questa crisi portandoci dietro qualcosa di positivo, provando a re-immaginare i nostri servizi e arricchendoli”.

Uno dei temi è quello della flessibilità nell’utilizzo degli spazi, che non sono più intesi solamente come spazi all’interno delle strutture scolastiche, ma anche in fattorie didattiche, spazi di colonie estive o culturali e sportivi delle città.
“Il punto cruciale del protocollo è che per contenere i rischi – sottolinea Schlein – bisogna organizzare le attività in piccoli gruppi di bambini e ragazzi. Questo comporta uno sforzo organizzativo e molte risorse aggiuntive. Fortunatamente su questo il governo ci ha già dato una prima risposta, stanziando 150 milioni di euro, a cui se ne aggiungeranno altri 35“.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ELLY SCHLEIN: