Il focolaio di Covid-19 scovato la settimana scorsa al magazzino Bartolini delle Roveri a Bologna si è riversato sul centro di accoglienza straordinaria (cas) di via Mattei dove risiedono due lavoratori dell’azienda del settore della logistica. Nel week end è emerso che i contagi all’interno della struttura che ospita richiedenti asilo erano otto, ma nel pomeriggio di domenica 28 giugno è stato effettuato il tampone a tutti i migranti e i risultati potrebbero rivelare nuovi positivi.

Coordinamento Migranti, che insieme ad Asgi ed altre associazioni aveva già messo in guardia dai rischi che si correvano all’interno del Mattei a causa delle condizioni di permanenza nella struttura, torna a puntare il dito contro le istituzioni, che “dimostrano di non avere a cuore la salute dei migranti”.
Non solo: per il coordinamento esiste proprio un doppio rischio cas-logistica, dal momento che molti degli ospiti delle strutture cittadine lavorano saltuariamente nei magazzini, anche all’Interporto.

Centri di accoglienza: i casi riscontrati finora

Gli otto casi di positività al coronavirus riscontrati al centro Mattei destano non poca preoccupazione. La struttura, infatti, ospita circa 200 richiedenti asilo, che vivono senza le distanze di sicurezza imposte dalle misure di distanziamento sociale. “Ci sono migranti che dormono in stanze da dieci o quattordici persone – sottolinea ai nostri microfoni Lorenzo di Coordinamento Migranti – e così è stato per tutto il lockdown”.
Il sovraffollamento, riporta l’attivista, è addirittura peggiorato nella fase 2, quando nella struttura sono arrivati altri 25 nuovi migranti provenienti da altre città.

Per denunciare i rischi che si correvano e si corrono all’interno del Mattei, l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi), intraprese un’azione legale, che però è stato rigettata dal Tribunale di Bologna.
“Il Mattei ed altre strutture di accoglienza – continua Lorenzo – sono diventati dei dormitori delle agenzie del lavoro, dove si attingono persone quando c’è bisogno di lavoratori alla giornata. Alle 18.00 del pomeriggio le persone vengono contattate per andare a lavorare di notte all’Interporto. Visto che queste persone sono in attesa della conclusione del proprio iter per la domanda di protezione internazionale, non hanno molti soldi e quindi non possono rifiutare offerte di lavoro”.

Quello all’interno del Mattei, però, non è l’unico focolaio registrato nelle strutture di accoglienza di Bologna. Altri casi sono stati rilevati qualche settimana fa all’interno del centro Zaccarelli e alcuni dei positivi sono ancora in isolamento in una struttura alberghiera esterna.
La difficoltà, segnala Coordinamento Migranti, è quella di avere notizie certe su quello che sta accadendo all’interno dei centri di accoglienza. Le informazioni che arrivano sono poche, frammentarie e in generale c’è poca trasparenza da parte delle istituzioni.
Non solo: “Ho avuto modo di parlare direttamente coi migranti del Mattei – riferisce Lorenzo – che non sapevano nemmeno quello che stava accadendo all’interno della struttura dove sono ospitati.

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