È stata una passeggiata molto partecipata quella di ieri mattina nell’area dell’ex-caserma Mazzoni del Quartiere Santo Stefano. A dare vita all’inziativa sono stati i cittadini riuniti nel comitato Ex Caserma Mazzoni Bene Comune, che protestano contro il progetto del Comune di Bologna e di Cassa Depositi e Prestiti che comporta l’abbattimento di più di trecento alberi per fare spazio alla realizzazione di 195 appartamenti suddivisi in sette palazzoni e di un centro commerciale. Un progetto molto simile ad altri che la stessa Amministrazione ha pensato per le ex-aree militari e che analogamente hanno incontrato resistenze da parte della popolazione.

Cemento al posto del verde: la lotta del comitato

Ieri mattina decine di cittadini hanno dato vita ad una passeggiata popolare per opporsi al progetto di riqualificazione che insiste sull’ex caserma Mazzoni. La struttura, insieme ad altre aree che furono militari e che ora sono dismesse, è al centro di un progetto di riqualificazione da parte dell’Amministrazione comunale, con il supporto finanziario e operativo di Cassa Depositi e Prestiti.
In quell’area, dove sono cresciuti spontaneamente 352 alberi, di cui un centinaio ad alto fusto, i progetti urbanistici prevedono la realizzazione di quasi duecento appartamenti suddivisi in sette palazzi fino a otto piani, un centro commerciale, una piccola scuola secondaria con annessa palestra e il recupero dell’ex nido Rizzoli in Villa Mazzacurati.

“Quel progetto porterà smog, con oltre duemila auto in più al giorno, quindi traffico, inquinamento e sovrappopolamento in un’area già molto abitata”, contesta il comitato Ex Caserma Mazzoni Bene Comune.
Il comitato ha già raccolto 1200 firme di cittadini contrari all’intervento e ha presentato le sue rimostranze al progetto nel corso dell’udienza conoscitiva svoltasi il 17 aprile.
“Come si può pensare di fare una tale colata di cemento per costruire centinaia di appartamenti, in una città che secondo la stima di Confabitare conta circa 7.000 alloggi vuoti e come noto, proprio in queste settimane, ci sono migliaia di studenti fuorisede che stanno lasciando la città perché costretti a seguire le lezioni online?”, chiede il comitato nella petizione.

Il progetto di Comune e Cdp viene definito senza mezzi termini “calato dall’alto” e “speculativo”, deciso senza alcun confronto o percorso di partecipazione con gli abitanti. Per questo, il comitato chiede “il blocco immediato del progetto” e “l’avvio dell’iter modificativo del P.o.c.”.
Richieste che finora sono cadute nel vuoto, dal momento che il responsabile Urbanistica e Commercializzazione di Cdp Investimenti Sgr, Stefano Brancaccio, l’assessora all’Urbanistica Valentina Orioli, l’assessore alla Mobilità Claudio Mazzanti e gli architetti dello Studio Tasca (“gli stessi della Trilogia Navile”, sottolineano gli attivisti) ne hanno rivendicato la bontà e la legittimità.
Dopo la passeggiata di ieri, il comitato ha indetto un’assemblea pubblica per il 10 luglio.

Le altre aree ex-militari al centro della contesa

I progetti urbanistici del Comune nelle ex-aree militari presenti in città hanno spesso trovato la resistenza da parte della cittadinanza, che si è opposta a piani che sacrificavano il verde spontaneo o rivendicavano una destinazione d’uso sociale e collettiva delle aree.
La battaglia più grande è quella attorno ai Prati di Caprara, dove negli anni è sorto un bosco urbano che i progetti comunali mettono a rischio. Il comitato Rigenerazione No Speculazione ha dato vita a decine di iniziative e manifestazioni, sfociate poi nell’istruttoria pubblica in cui il Comune è sembrato voler ridurre il progetto urbanistico.

Diverso è il contesto dell’ex-caserma Masini di via Orfeo, dove non sono presenti grandi distese di verde, ma dove fino al 2017 aveva sede il centro sociale Làbas, sgomberato in agosto. Anche su quell’area erano previsti progetti edilizi voluti dall’Amministrazione comunale.
Percorso simile a quello che si è registrato attorno all’ex-caserma Sani, in Bolognina. Dopo molti anni di abbandono, il centro sociale Xm24 l’aveva occupata a novembre scorso in seguito allo sgombero dell’agosto 2019 e del fallimento della trattativa col Comune per una nuova sede. Il centro sociale è stato però nuovamente sgomberato il 16 gennaio 2020. Su quell’area, attiviste e attivisti lanciarono un progetto di contro-progettazione dal basso.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD IRENE SOLDATI DEL COMITATO: