Da un lato il diritto all’abitare, dall’altro la gentrificazione. È una battaglia in corso quella attorno al problema abitativo e ieri, a Bologna, il primo ha sferrato un piccolo colpo alla seconda. Il Consiglio comunale ha infatti approvato un ordine del giorno che ha concluso il percorso pubblico fortemente voluto da Pensare Urbano, il laboratorio cittadino sul diritto alla casa, iniziato con l’istruttoria pubblica di settembre. Nel documento, frutto comunque di una mediazione tra la maggioranza e le opposizioni di Coalizione Civica e M5S, si indicano alcuni indirizzi che la giunta dovrebbe seguire per aggredire il problema, acuitosi negli ultimi anni con il forte aumento degli affitti turistici. Ora spetterà al sindaco Virginio Merola e ai suoi assessori, attraverso politiche comunali, decidere se dare seguito al lavoro svolto o lasciare cadere la questione.

Diritto all’abitare: un manifesto civico

“Il percorso istituzionale è stato un percorso interessante – commenta ai nostri microfoni Fabio D’Alfonso, uno dei referenti di Pensare Urbano – perché abbiamo portato tante realtà bolognesi a confrontarsi sul tema”.
Come ulteriore contributo, il laboratorio cittadino ha elaborato un manifesto che ha due obiettivi: uno a breve termine, che è quello di avanzare rivendicazioni verso le istituzioni locali e uno a medio lungo termine che riguarda la condivisione di strumenti e pratiche da mettere a disposizione della città.

Sono tante le soluzioni che anche l’Amministrazione comunale può mettere in campo. A partire da una regolamentazione di piattaforme come Airbnb e Booking, dedicate agli affitti turistici. Per fare in modo che i meccanismi di queste piattaforme non diventino speculativi, ma siano compatibili con le esigenze della città nel mercato degli affitti, il criterio che da seguire dovrebbe essere quello di “un host, una casa”.
Pensare Urbano propone però anche un osservatorio permanente sulla casa, animato sia da istituzioni pubbliche, ma anche da associazioni studentesche e del terzo settore. Ma anche un fondo di garanzia per l’affitto, già presente in città come Torino, e politiche a consumo di suolo zero, perché gli alloggi in città ci sono e non serve procedere a ulteriori urbanizzazioni.

Dopo l’approvazione dell’odg in Consiglio comunale, Pensare Urbano non nasconde la propria soddisfazione, dal momento che il documento contiene misure come lo stop alla svendita del patrimonio pubblico, lo stop al consumo di suolo, il finanziamento di un fondo di garanzia per il sostegno all’affitto, la revisione del contratto a canone concordato studentesco, l’individuazione di una metodologia di regolamentazione delle piattaforme a livello comunale, l’attuazione immediata del codice unico identificativo per gli host, previsto dalla legge regionale, e infine l’integrazione degli studenti fuori sede tra i beneficiari di Edilizia Residenziale Sociale, i quali potranno così accedere ad affitti a canone calmierato.

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Un’attenzione particolare va dedicata anche agli studenti fuorisede, che ieri, attraverso Link, sono tornati a farsi sentire sotto Ergo, l’azienda per il diritto allo studio. Pochi giorni fa, infatti, è emerso come sia aumentato vertiginosamente il numero degli studenti idonei e non beneficiari di un posto in studentato, saliti ormai a 600.

Airbnb, la “città merce” e le resistenze alla gentrificazione

Il problema della casa dovuto all’aumento degli affitti turistici è un problema presente ormai in tutto il mondo occidentale. Lo dimostra il libro di Sara GainsforthAirbnb città merce” (DeriveApprodi), in cui analizza le trasformazioni urbane che la piattaforma per affittare appartamenti ha prodotto in diversi contesti, da San Francisco a Roma, da Firenze a Lisbona.
Inizialmente venduto come sharing economy, Airbnb si è rivelato a tutti gli effetti gig economy e il perché lo spiega l’autrice stessa ai nostri microfoni: “Non c’è alcuna redistribuzione, ma contribuisce a mantenere e incrementare le disuguaglianze esistenti, perché produce un’accumulazione. I piccoli proprietari immobiliari che affittavano l’alloggio per brevi periodi per arrotondare hanno ceduto il passo a multiproprietà che ne hanno fatto un’attività imprenditoriale”. Un’attività speculativa che premia chi già è avvantaggiato, come chi possiede immobili nel centro cittadino rispetto a quelle in periferia.

Interessante, attorno a questo fenomeno, è analizzare l’atteggiamento delle amministrazioni pubbliche. Da un lato, infatti, alcune si sono poste il problema e hanno messo in campo strumenti per regolamentare il settore, dall’altro, però, c’è chi sembra aver considerato la piattaforma come un aiuto per i progetti esistenti di riqualificazione in senso gentrificatorio. Un effetto prodotto, infatti, è quello che molte giunte anelavano e per il quale chiedevano poteri: l’allontanamento dal centro cittadino delle fasce più povere della popolazione.
“Da parte del pubblico – osserva Gainsforth – non si capisce mai se c’è una mancanza di conoscenze sul funzionamento e i meccanismi di queste piattaforme o se ci sia un’intenzione di non regolamentarle. Io penso che ci siano entrambe le componenti”.

In ogni caso, la turistizzazione delle città produce l’espulsione di residenti e attività a favore di un turismo di transito basato sul consumo, con il conseguente stravolgimento della vita sociale, economica, relazionale, affettiva che da sempre accompagna l’abitare metropolitano. La dimensione della comunità, del vicinato e della relazione scompare per lasciare posto a un capitalismo immobiliare e della rendita di nuovo tipo.

L’immagine di copertina di “Airbnb città merce”

Il libro, però, racconta anche e soprattutto le forme di resistenza a questo fenomeno che sono nate in diversi contesti. “Ho intervistato gli attivisti per capire quali fossero le loro strategie – spiega l’autrice – Spesso sono nate coalizioni di soggetti che normalmente non interagiscono fra loro e il lavoro fondamentale che questi movimenti svolgono è quello di informazione, che li ha portati anche a conseguire qualche vittoria”.

Un esempio citato è quello di San Francisco, dove le persone sono state sempre più informate ed hanno toccato con mano le trasformazioni provocate dalla piattaforma. La quale, nel 2015, investì ben 8 milioni di dollari in quella che è stata una vera e propria campagna elettorale per un referendum che si proponeva di limitare le giornate in cui un appartamento poteva essere affittato a turisti nell’arco di un anno.
L’arma della propaganda per esercitare pressioni sul pubblico viene utilizzata anche in Italia. Il prossimo 16 novembre, in diverse città italiane, Airbnb realizzerà 100 incontri per persuadere le Amministrazioni comunali ad agire politiche che vadano a proprio vantaggio.
Proprio il 16 novembre Sarah Gainsforth presenterà il suo libro a Bologna, all’interno della seconda edizione di Contrattacco!, il festival di letteratura sociale di Alegre, che si svolgerà a Vag61.

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