Se l’obiettivo delle autorità è davvero quello di limitare i contagi e il diffondersi dell’epidemia di Covid-19, occorre svuotare subito le carceri italiane, che da tempo versano in condizioni di sovraffollamento e precarietà igienico sanitaria. Molti detenuti malati o anziani rischiano di vedere compresse la propria salute o addirittura la propria vita, con il pericolo ulteriori che le prigioni si trasformino in vere e proprie bombe batteriologiche.
Per questo motivo, associazioni, intellettuali e singoli hanno lanciato un appello al presidente della Repubblica, al papa, al governo e alle altre autorità, affinché venga adottata subito un’amnistia.

Le tensioni in diversi istituti penitenziari

Cinque detenuti sono morti dopo le rivolte registrate ieri nel carcere di Modena. Le immagini circolate mostravano del fumo uscire dalle finestre delle celle, probabilmente a causa di materassi incendiati. Il personale del carcere è uscito e davanti alla struttura si sono schierate forze di polizia, mentre all’interno alcuni detenuti si sono barricati dentro la portineria.
“Altre persone sono in fin di vita”, racconta ai nostri microfoni Valerio Guizzardi dell’associazione Papillon Rebibbia onlus.
Quello di Modena non è il primo caso registrato: i detenuti hanno protestato anche a Salerno, Napoli, Frosinone e Foggia e le ragioni riguardano tutte le misure di protezione dal contagio del Covid-19.

“La paura è quella di non fare la fine del topo – osserva Guizzardi – dal momento che i detenuti vivono in stretta promiscuità. Poi c’è anche la questione dei colloqui telefonici, che dovrebbero sostituire quelli dal vivo, ma che sono di difficile realizzazione, dal momento che in Italia ci sono 61mila detenuti e gli istituti non hanno nemmeno sufficienti linee telefoniche”.

Carcere: l’appello per l’amnistia

“Vista la drammatica emergenza sanitaria che sta colpendo la popolazione tutta – si legge nell’appello – riteniamo che le misure di prevenzione adottate rispetto alla popolazione detenuta siano assolutamente inadeguate a fronteggiare i rischi connessi ad un contagio che metterebbe a rischio oltre 61.000 persone. Va tenuto conto che tra la popolazione detenuta il 50% circa ha una età compresa tra i 40 e gli 80 anni, oltre il 70% presenta almeno una malattia cronica e il sistema immunitario compromesso. È del tutto evidente che la diffusione del virus all’interno delle carceri assumerebbe dimensioni catastrofiche”.

“Limitare o proibire i colloqui familiari, l’accesso dei volontari e i permessi di uscita non mette al riparo dal rischio contagio – sottolinea il testo dell’appello – Quello che si è creato, e che va crescendo di ora in ora, è un clima di paura e insicurezza tra la popolazione detenuta, i familiari e il personale penitenziario che comunque è obbligato a garantire il servizio. Gli istituti penitenziari sono a tutti gli effetti luoghi pubblici, sovraffollati e promiscui con un via vai continuo di personale e fornitori che potrebbero diventare veicolo di contagio e scatenare una vera epidemia, pertanto non bisogna dimenticare che la popolazione detenuta, al pari del resto della popolazione, è tutelata dalla Costituzione e dalle carte internazionali dei diritti umani”.
Di qui la richiesta: “Chiediamo che si intervenga con un provvedimento immediato di sospensione della pena per tutte le persone detenute ammalate ed anziane; chiediamo che il Parlamento vari una amnistia urgente per la rimanente popolazione detenuta”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A VALERIO GUIZZARDI: