Scadeva il 28 maggio il termine concesso all’Italia dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo per porre rimedio al dramma del sovraffollmaneto carcerario. In un anno la situazione è migliorata, ma il nostro Paese rischia comunque di pagare pesanti risarcimenti.

Con la nota sentenza “Torreggiani” dell’8 gennaio 2013, la Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha giudicato le condizioni dei detenuti italiani una violazione degli standard minimi di vivibilità tale da determinare una situazione di vita degradante. Si tratta di una sentenza pilota, ossia una procedura che permette alla Corte, attraverso la trattazione del singolo ricorso, di identificare un problema strutturale, rilevabile in casi simili, e individuare pertanto una violazione ricorrente dello Stato. Con la sentenza di Strasburgo, che contesta all’Italia il reato di violazione dei diritti umani, la Corte aveva concesso al nostro Paese un anno di tempo per trovare soluzioni al problema del sovraffollamento carcerario, oltre che l’introduzione di un sistema di risarcimento per quei detenuti che ne sono rimasti vittime.

Il 28 maggio è scaduto l’anno di tempo concesso all’Italia. Nel corso dell’ultimo anno la situazione è leggermente migliorata: se al 30 giugno 2013 le carceri italiane contavano 66.028 persone, oggi i detenuti sono 59.683. Qualche passo in avanti è stato dunque fatto, tuttavia, “c’è ancora un gap da recuperare – sottolinea Patrizio Gonnella, Presidente dell’Associazione Antigone – perché il passato che ereditiamo è terribile, con un internamento di massa: i detenuti erano 31.000 nel 1990 e oggi sono raddoppiati”.

Nei prossimi giorni il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa sarà tenuto a esprimere un giudizio sull’operato dell’Italia: “quello che si può auspicare è che ci sia un periodo ulteriore di proroga – spiega Gonnella – ossia che permanga lo sguardo europeo da parte della Corte in modo tale da accompagnare il nostro sistema penale e penitenziario verso un ammodernamento e un pieno rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali”.

Sono 6.829 i ricorsi presentati dai detenuti tra il 2009 e il 2013, per i quali l’Italia è stata chiamata a individuare un sistema di compensazione: “bisognerà vedere se la Corte Europea avrà rassicurazioni italiane interne a un meccanismo di compensazioni per chi ha già subito violazioni dei propri diritti – fa sapere Gonnella – se invece questa compensazione non c’è procederà la Corte a quantificare il risarcimento dovuto”. Risarcimenti che sono stimati tra i 60 e i 100 milioni di euro. Questo perché nel caso della sentenza Torreggiani furono 8 i detenuti per i quali furono quantificati risarcimenti per un totale complessivo di 100.000 euro.

In attesa del giudizio della Corte Europea, negli ultimi mesi qualche passo in avanti nella legislazione italiana è stato fatto, seppur minimo e ancora insufficiente a sanare una situazione carceraria ben lungi da parametri di dignità e rispetto dei diritti fondamentali. “Sono state fatte alcune cose positive, come l’introduzione della messa alla prova, già funzionante per i minori – osserva Gonnella – vedremo se si avrà la forza di andare a toccare alcuni nervi scoperti, come la legge sulle droghe. Se si avesse il coraggio di portare avanti una buona stagione di riforme – conclude Gonnella – questa dovrebbe chiudersi anche con un provvedimento di clemenza, per far sì che la giustizia penale possa ripartire bene”.

Andrea Perolino

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