Si aggravano i contagi da coronavirus alla Casa circondariale della Dozza. Seppur i tamponi effettuati siano pochi e a campione, denunciano i sindacati, sono emersi una ventina di casi positivi fra i detenuti e ciò crea allarme. Fp Cgil ha scritto al Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria e al Direttore della Casa circondariale chiedendo che vengano effettuati tamponi su tutta la popolazione carceraria e che ci si prepari a fronteggiare un’ulteriore emergenza prima che la situazione diventi insostenibile.

Carcere della Dozza, le richieste del sindacato

“Se dai tamponi effettuati a tampone è emerso un numero cospicuo di positivi – sottolinea ai nostri microfoni Salvatore Bianco di Fp Cgil – la cosa non può che preoccuparci. A differenza di altri sindacati noi chiediamo che i test vengano effettuati su tutta la popolazione carceraria, sia sugli agenti che sui detenuti, perché tutti hanno diritto a sapere quali sono le proprie condizioni di salute”.
L’incertezza, in particolare, crea panico e ciò può portare al ripetersi delle rivolte che si sono registrate a inizio marzo. Uno scenario che, per il sindacato, va assolutamente evitato.

Un altro punto riguarda gli spazi destinati all’isolamento dei casi positivi. “I nostri delegati ci dicono che sono stati predisposti e aumentati – osserva il sindacalista – ma se l’epidemia dovesse allargarsi gli attuali spazi per l’isolamento delle persone positive potrebbero non bastare, anche perché alcuni locali, in seguito ai disordini, non sono più utilizzabili”.
Alcuni detenuti, nei giorni scorsi, sono già stati trasferiti in altre strutture, ma anche questa misura potrebbe non bastare, a fronte di un cronico sovraffollamento del carcere.

“La Regione si sta attivando per trovare strutture esterne – riporta Bianco – ma poiché il sovraffollamento è un problema strutturale, occorre mettere subito in atto misure alternative alla detenzione, in particolare per i detenuti a fine pena”.
Il decreto del governo si muoveva in questo senso, ma per alcune associazioni le persone che possono beneficiare di una misura alternativa alla detenzione sono troppo poche e lo svuotamento effettivo procede troppo a rilento. Molte domande presentate nei giorni scorsi, inoltre, sono state rigettate. Tra i problemi riscontrati si registra la mancata disponibilità dei braccialetti elettronici, previsti dall’ordinamento.

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