Hanno avuto il coraggio di ribellarsi allo sfruttamento, contribuendo a scoperchiare il fenomeno del caporalato e delle false cooperative nel settore della lavorazione delle carni nel modenese, ma ora i lavoratori della Castelfrigo che hanno scioperato vengono estromessi dall’asta giudiziaria che il curatore fallimentare del Tribunale di Modena ha indetto per trovare un investitore che acquisisca l’azienda fallita.
A sollevare la questione sono Claudia Candeloro e Daniele Trecca, gli avvocati dei 70 lavoratori che hanno fatto causa per essere reintegrati, che annunciano la volontà di impugnare la procedura di licenziamento collettivo.

Caporalato alla Castelfrigo: una vertenza lunga tre anni

Era il 2016 quando scoppiò la protesta alla Castelfrigo di Castelnuovo Rangone, nel modenese. Nell’azienda che opera nel settore della lavorazione delle carni era in vigore un sistema che costringeva i lavoratori a turni massacranti, in assenza dei necessari dispositivi di sicurezza sul lavoro, con un reclutamento della manodopera, soprattutto migrante, attraverso false cooperative (le cosiddette cooperative spurie) in appalto e caporali che facevano intermediazione di manodopera e intimidivano e minacciavano i lavoratori.
I primi scioperi e manifestazioni accesero i riflettori sullo sfruttamento e sul caporalato che interessava anche quel settore nella “civile” Emilia Romagna.

I 70 lavoratori che denunciarono le discriminazioni che stavano subendo furono licenziati, mentre altri 60 che rimasero in silenzio furono premiati con contratti di somministrazione“, racconta Candeloro ai nostri microfoni.
Quel che appare assurdo è che oggi i primi 70 vengono esclusi dall’asta per avere un nuovo compratore, mentre gli altri 60 vengono compresi.
“Quei 70 lavoratori andrebbero invece premiati – spiega l’avvocata – perché scoperchiarono un sistema che faceva profitto sfruttando i lavoratori stessi e truffando anche lo Stato attraverso l’evasione fiscale, anche di milioni di euro”.

Il prossimo 21 novembre si terrà l’asta per l’acquisizione dell’azienda. Due giorni prima, il 19, invece, si terrà un’udienza chiesta d’urgenza dai legali dei 70 licenziati per vedere riconosciuto il loro reintegro sul lavoro.
Il curatore fallimentare ha motivato la decisione dell’esclusione attraverso una procedura di licenziamento collettivo per agevolare il compratore, che in questo modo non si troverebbe invischiato in questioni legali ancora risolte.
Una preoccupazione verso il privato che, secondo Candeloro, non è legittima, anche perché indirettamente manda un messaggio molto grave. “Se ai lavoratori che hanno denunciato lo sfruttamento e la truffa ai danni dello Stato non viene riconosciuto il diritto di tornare a lavorare – osserva la legale – si disincentiverebbe chiunque a denunciare“.

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