Nei giorni di immissione sul mercato del vino novello, le cantine lanciano l’allarme per le conseguenze che le restrizioni del nuovo dpcm produrranno a catena sul loro settore. La chiusura alle 18.00 di bar e ristoranti, infatti, ha un impatto forte sul comparto, in particolare sulle cantine del Consorzio Vini Colli Bolognesi, che distribuiscono la quasi totalità del prodotto proprio ai locali. I danni stimati dal consorzio per il solo settore di competenza si attesta a 500 milioni di euro a livello nazionale. Per questo i vignaioli bolognesi si aspettano dal governo misure di sostegno.

Cantine: piene le botti, a secco i guadagni

I piccoli produttori vinicoli del territorio di Bologna erano già stati messi duramente alla prova dal lockdown della scorsa primavera e dalla cancellazione della totalità degli eventi fieristici e promozionali. Ora, con la chiusura anticipata dei locali di mescita, il rischio è che il comparto vada in seria difficoltà.
“C’è la sensazione che non siano state messe in campo misure efficaci, pur avendo molti mesi di tempo a disposizione per raccogliere ed organizzare gli insegnamenti della prima ondata pandemica, e soprattutto che manchi una visione a lungo termine”, afferma dice Francesco Cavazza Isolani, presidente del Consorzio Vini Colli Bolognesi.

I produttori dicono di comprendere la drammaticità del momento dal punto di vista sanitario, ma sottolineano che occorre intervenire su un’economia che rischia di essere messa in ginocchio in maniera irreversibile, soprattutto quando si considerano le piccole e medie realtà artigianali come quelle delle cantine dei Colli Bolognesi.
I margini per inventarsi nuovi canali distributivi sono stretti, dal momento che la grande distribuzione non è il mercato di riferimento, fa sapere Cavazza Isolani.

“Ci aspettiamo provvedimenti concreti di aiuto e supporto al settore da parte del governo – continua il presidente del Consorzio – Ai ristoratori è stato promesso un aiuto per il mancato fatturato di novembre. È ipotizzabile fare altrettanto per i produttori di vini Doc?”.
Tra le idee, c’è l’ipotesi di una decontribuzione sugli oneri e il riconoscimento alle aziende di un contributo rispetto al valore del mancato fatturato relativo al periodo di chiusura.

In attesa che gli aiuti governativi si concretizzino, Cavazza Isolani lancia un appello ai consumatori: “L’attenzione nei confronti dei prodotti a km0 si è ormai consolidata, ma in questo momento storico diventa una scelta non solo di qualità ma pure di sostegno economico, concreto e incisivo, al territorio”.
Il presidente del consorzio riporta i dati: sui colli bolognesi si producono appena un milione e mezzo di bottiglie, a fronte di una popolazione della città metropolitana che si aggira sullo stesso numero. Se i concittadini o coprovinciali acquistassero anche solo un cartone di sei bottiglie, si darebbe una grossa mano ai produttori locali.

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