Circa due terzi dei posti di lavoro persi in Italia da febbraio ad oggi a causa della crisi scatenata dal coronavirus potrebbero essere recuperati legalizzando la canapa. È quanto si evince incrociando due dati: da un lato il drammatico rapporto dell’Istat, che certifica la perdita di mezzo milione di posti di lavoro da febbraio ad oggi, dall’altro uno studio dell’Università di Messina, che stima in 345mila i posti di lavoro che si genererebbero in Italia se venisse legalizzata la pianta che ha subìto il maggior accanimento della storia.
Proprio di canapa abbiamo parlato con Matteo Gracis, direttore di Dolce Vita, animatore della campagna #IoColtivo e autore del libro “Canapa: una storia incredibile” (Chinaski Edizioni).

Canapa: uno strumento anti-crisi

“Sfido gli economisti a trovare un settore che può dare le stesse prospettive”, osserva Gracis ai nostri microfoni, aggiungendo al dato dei posti di lavoro quello degli incassi per lo Stato: dai 5 ai 10 miliardi di euro in un anno.
E proprio economiche furono le ragioni che portarono al bando della canapa a metà del secolo scorso, per le pressioni delle lobby americane petrolifere, farmaceutiche e cartiere. “Non potendo trovare altri appigli per mettere al bando la canapa, che disturbava i loro affari – sottolinea l’autore – ci si concentrò sull’utilizzo ludico e ricreativo, l’unico che poteva rappresentare qualche problema”.

Proprio il Paese che ha messo al bando la cannabis, però, la sta reintroducendo per i benefici che porta all’economia. Un percorso che negli Stati Uniti è cominciato ormai sei anni fa e che oggi conta 11 Stati dove è legale, che presto saliranno a 18. Analoga decisione in Canada, che è il primo Paese del G7 ad aver legalizzato.
L’onda verde sta arrivando anche in Europa – osserva Gracis – in Paesi come il Lussemburgo, il Portogallo, la Spagna, Olanda, Repubblica Ceca, Finlandia, Germania, Slovenia e Croazia”.
L’Italia rischia di essere l’ultimo vagone della locomotiva. E dire che era il secondo Paese al mondo, dopo la Russia, per produzione e il primo per qualità, con la varietà Carmagnola.

Un rifiuto inspiegabile

Anche se nel nostro Paese la canapa è stata lentamente reintrodotta per alcuni settori, come quello tessile e quello farmaceutico, la resistenza per arrivare ad una definitiva legalizzazione sembra insormontabile.
Quasi due settimane fa 100 parlamentari della maggioranza hanno scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte per chiedere di aprire un dibattito, ma non hanno ottenuto risposta.
“Da quando è uscito il mio libro, il 20 aprile del 2019, non ho trovato una sola persona che abbia confutato le cose che ho scritto – sottolinea Gracis – mi sono rivolto anche a Salvini e Meloni, gli ultimi dinosauri del proibizionismo, ma non ho avuto risposta”.

Il giornalista insiste sul silenzio della politica: “Ci devono dire perché non legalizzare la canapa. Il problema è che in Italia c’è il Vaticano? Ok, basta saperlo e noi agiremo di conseguenza. Non si vuole togliere affari alle mafie, che subirebbero un colpo grandissimo? Bene, ma devono dirlo”.
Là dove è stata reintrodotta, la cannabis non ha registrato i disastri sociali che paventano i Giovanardi nostrani. Anzi, la società ne ha beneficiato, non solo in termini economici.
Un’altra virtù rilevante, infatti, riguarda l’ambiente. Questa pianta sequestra CO2 dall’atmosfera e ripulisce il terreno dall’inquinamento, al punto che viene usata in via sperimentale a Chernobyl e nella Terra dei Fuochi.

“Dopo tanti anni di dialogo con le istituzioni che non hanno portato a niente siamo passati alla disobbedienza civile”, racconta Gracis presentando #IoColtivo, una campagna con cui si chiede ai cittadini di esporsi coltivando una piantina di marijuana.Lanciata insieme ai Radicali e all’associazione “Luca Coscioni”, la campagna si propone di sollevare il tema per vie legali, dal momento che il canale politico rimane chiuso.
“Siamo pronti a pagarne le conseguenze – afferma il giornalista – ma personaggi come Nelson Mandela, Gandhi e Malcom X ci hanno insegnato che se una legge è ingiusta si può disobbedire”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MATTEO GRACIS: