La sensibile crescita della curva epidemiologica ha riaperto prepotentemente una questione mai del tutto risolta, quella della capienza dei bus del trasporto pubblico locale. Il limite di capienza fissato dal governo lo scorso agosto su assenso del Comitato Tecnico Scientifico è dell’80%, ma è chiaro a tutti che spesso non viene rispettato, specialmente negli orari di punta, e che anche quando il mezzo non è saturo diventa difficile mantenere le distanze di sicurezza prescritte.

Bus e contagi: si ripresenta il problema

Le Regioni, in primis il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, ieri hanno proposto al governo di reintrodurre la didattica a distanza per gli studenti e le studentesse delle scuole superiori, in modo da alleggerire la saturazione dei mezzi del trasporto pubblico locale durante gli orari di punta, ma la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha respinto la proposta al mittente.
Il nodo della questione sembra essere la sostenibilità economica delle aziende del trasporto pubblico locale che, qualora la capienza consentita scendesse sotto l’80%, non riuscirebbero a rientrare nei costi.

“Se si verificasse una riduzione ulteriore del riempimento dei mezzi, attualmente consentito all ‘80%, si legge in una valutazione effettuata dall’Ufficio studi dell’Asstra, l’associazione che riunisce le società di trasporto pubblici locale, “risulterebbe difficile per gli Operatori del Tpl continuare a conciliare il rispetto dei protocolli anti Covid-19 e garantire allo stesso tempo il diritto alla mobilità per diverse centinaia di migliaia di utenti ogni giorno, con il conseguente rischio di fenomeni di assembramento alle fermate e alle stazioni”.

L’ipotesi di scaricare su studenti e studentesse e rispettive famiglie la soluzione del problema, però, non piace nemmeno a molti amministratori pubblici. “La nostra indicazione e il nostro tentativo è quello di limitare un’eventuale didattica a distanza alle scuole superiori di secondo grado”, ha affermato l’assessora all’Istruzione del Comune di Bologna, Susanna Zaccaria, all’Agenzia Dire. E dello stesso avviso è il suo collega Alberto Aitini.

“Noi sindaci non abbiamo il potere di obbligare i dirigenti a scalare gli orari. Si sovraccaricano i mezzi di trasporto pubblico perché si muovono insieme pendolari e studenti – ha detto il sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro – Una soluzione può essere tornare allo smart working e scalare gli orari di ingresso e di uscita dalle scuole, altrimenti rischiamo di avere il distanziamento nelle aule ma non riusciamo a rispettarlo nei bus”. Decaro ha fatto sapere che i sindaci vorrebbero abbassare la capienza “al 50% per stare tranquilli, ma avremmo bisogno di più mezzi e più risorse”.

Le richieste dei sindacati

Ieri Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Faisa-Cisal e Ugl autoferrotranvieri alla Regione Emilia-Romagna hanno scritto al presidente della Regione Stefano Bonaccini e all’assessore ai Trasporti Andrea Corsini chiedendo di riformulare l’ordinanza sul Trasporto pubblico locale.
A preoccupare i sindacati è soprattutto la salute dei lavoratori, come spiega ai nostri microfoni Aldo Cosenza, segretario regionale della Fit-Cisl: “Gli autisti, i capotreno e altro personale sono per troppo tempo a contatto con persone diverse”.

La Regione, dal canto suo, ha già incrementato di 5 milioni e 400mila i chilometri gomma degli autobus, quindi significa che ci sono più mezzi in circolazione, soprattutto negli orari di punta.
Per il sindacalista si potrebbero pensare soluzioni alternative, come il mobility manager, in uso nelle grandi aziende, o l’utilizzo di mezzi non in funzione, come gli autobus turistici.
Un’altra soluzione potrebbe riguardare il tempo scuola, spalmando su dieci ore e non su cinque gli ingressi e la presenza degli alunni negli istituti, in modo da ridurre le concentrazioni negli orari di punta.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ALDO COSENZA: