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BUONI SPESA SOVRANISTI

"La disobbedienza civile è necessaria quando le leggi sono contro la democrazia e la libertà". (Margherita Hack)

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Sui buoni spesa emessi dal governo per provare a tamponare le situazioni di povertà acuitesi in seguito al protrarsi della pandemia, la giunta comunale di Ferrara ha emesso un’ordinanza in cui, oltre ai requisiti di priorità governativi, ne aggiunge altri legati alla cittadinanza degli aventi diritto: prima gli italiani, poi gli europei o al massimo, bontà loro, chi ha un permesso di soggiorno di lungo periodo (minimo 5 anni). 

Chi governa Ferrara? Sempre loro, quelli dei rosari e degli “Eterno riposo” in prima serata televisiva,  gli stessi che urlano contro l’egoismo di Germania e Olanda, gli stessi che accusano di discriminazione la giunta Pizzarotti di Parma perché nel modulo di richiesta del buono spesa aveva erroneamente dimenticato di levare la pregiudiziale antifascista in vigore per la concessione degli spazi pubblici. Alla richiesta di un chiarimento, Alan Fabbri, il sindaco della città estense, ha messo una pezza peggiore del buco, questa la sua risposta: “è necessario per evitare che i contributi pensati dal governo come aiuti dedicati a chi è stato danneggiato economicamente dall’emergenza sanitaria vadano sempre alle stesse persone già assistite dai servizi sociali” . Sarebbe fin troppo facile replicare che, se il problema fosse stato quello, perché non mettere nero su bianco quella discriminante e non la cittadinanza? Il razzismo è talmente radicato in loro che non riescono più neppure a mascherarlo.

Sia chiaro, a questa gente non chiediamo nulla, perché nulla sa dare, ma siccome la gestione  dei buoni spesa è affidata ai Servizi Sociali dei comuni, auspichiamo uno scatto d’orgoglio e di disobbedienza civile delle nostre colleghe e dei nostri colleghi dell’ASP di Ferrara. Il codice deontologico delle nostre professioni ci impone di non discriminare, per razza, cittadinanza, sesso e religione, i cittadini che necessitano dei nostri servizi, delle nostre cure.

Proviamo, almeno noi, in mezzo a questo inferno, a restare umani.

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